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La corsa al voto

Paradosso Pd: prima scrive le regole del gioco e poi frigna

Il segretario dem Enrico Letta attacca il Rosatellum e la riduzione dei parlamentari. Ma li ha votati il Pd

Enrico Letta

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Oggi “mi faccia il piacere”, Enrico Letta.

Non è mai piacevole doversela prendere due volte di fila con lo stesso politico. Il segretario l’aveva già sparata grossa definendo Tik Tok non uno spazio di “cabaret”, ma un luogo dove parlare di cose serie (ciao core). Però oggi è caduto nuovamente in fallo, offuscato – ormai appare chiaro – da una campagna elettorale che non ha il fisico per correre. E dunque non possiamo esimerci.

Nel suo “grido di allarme per la democrazia italiana” (alla faccia del “peso le parole” e “non parlo a vanvera”), Letta oggi ha fatto un’analisi dei possibili risultati elettorali del 25 settembre. Visti i sondaggi, che danno il centrodestra avanti sia al proporzionale che in larga parte degli uninominali, l’ex premier ha paventato l’ipotesi che Salvini, Meloni e Berlusconi possano superare il 70% dei seggi in Parlamento e così modificare la Costituzione a proprio piacimento. Diventando, appunto, un “rischio per la democrazia”.

Sono necessari tre brevi appunti.

Primo, l’analisi del segretario dem è ipotetica ma per ora non basata sui sondaggi. I quali danno sì un vantaggio al centrodestra, ma non fino al 70%. Certo se gli elettori dovessero abbandonare in massa il Pd e riversarsi sul Terzo Polo (o il M5S), altri uninominali potrebbero finire al centrodestra. Ma per ora nessuna casa sondaggistica ha mai paventato questo scenario.

Secondo, anche qualora FdI, Lega e Fi riuscissero a fare “cappotto” e a conquistare i 2/3 dei seggi, non sarebbe certo uno scandalo. La Carta non prevede che in simili casi debbano intervenire i carabinieri o le truppe cammellate dem: se così fosse, vorrà dire che il Paese avrà dato mandato al centrodestra di governare con larga maggioranza. Fine.

Terzo, la colpa è certamente della legge che, come dice Letta, ha degli “effetti perversi”. Posto che l’Italia è campionessa non solo nella produzione in serie di regole elettorali ma anche nello scriverle male, non è certo il Pd che può lamentare “la torsione iper-maggioritaria” del Rosatellum abbinato alla riduzione del numero di parlamentari. E i motivi sono semplici. Intanto perché “Rosatellum” viene da Ettore Rosato, che al tempo del varo della legge era un deputato del Partito Democratico (non Babbo Natale). Poi perché l’approvazione finale avvenne anche grazie al voto degli onorevoli dem. E infine perché la riduzione del numero dei parlamentari, che tanto distorce la legge elettorale, è stata portata avanti dal governo Conte II di cui il Pd era uno degli azionisti. Nell’accordo col M5S c’era scritto che, subito dopo il referendum, avrebbero messo mano al Rosatellum. Ma non c’è stato il tempo e nemmeno la voglia.

Così ora siamo di fronte ad uno “scenario da incubo” in cui il Pd ci si è infilato da solo scrivendo le regole del gioco. Per poi ritrovarsi a frignare.

Giuseppe De Lorenzo, 6 settembre 2022