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Parte il coro: “Viva Hamas ed Hezbollah”. Anpi&co gettano la maschera

Il video dell'inno cantato durante la manifestazione contro il ddl Antisemitismo davanti alla Camera

Cori corteo ddl antisemitismo
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Ed eccolo, il coro della vergogna. Lo hanno intonato alcuni dei manifestanti presenti al presidio di fronte alla Camera dei Deputati convocato dalla sinistra, da Amnesty International, Potere al Popolo e Anpi. In teoria, il sit-in serviva a contestare (legittimamente) il ddl Antisemitismo in discussione in queste ore alla Commissione Affari Costituzionali. Ma ben presto il tutto si è trasformato in molto altro.

Al corteo erano presenti anche alcuni parlamentari di M5S e Pd, tra cui Riccardo Ricciardi e Laura Boldrini. Gli onorevoli, va detto, se ne sono andati prima che arrivassero le bandiere di Hamas ed Hezbollah. E, a onor del vero, ci sono stati anche momenti di tensione quando alcuni partecipanti hanno discusso con chi sventolava le bandiere dei gruppi terroristici. Resta però l’orrore di quei cori. E non perché siano stati “copiati” dalla Zanzara di Giuseppe Cruciani, dove nascono con intento canzonatorio. Ma perché rivelano quello che per molto tempo è rimasto sommerso sotto la cenere del 7 ottobre, ovvero il tifo di una certa parte della sinistra radicale non tanto per i “palestinesi” e per il loro diritto ad avere uno Stato, quanto per i movimenti terroristici che hanno fatto di Gaza e del Libano regni del terrore.

A scendere in piazza Montecitorio sono circa 250 sigle, come annunciato dal comunicato di Amnesty International. Per i promotori, la norma in discussione metterebbe il “bavaglio” ai critici di Israele perché baserebbe la definizione di antisemitismo su quanto stabilito dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) che, sostengono, “equipara all’antisemitismo le critiche alle politiche del governo d’Israele e ai suoi sostenitori, reprimendo ulteriormente il diritto al dissenso e la libertà di espressione e di informazione”. Secondo Amnesty, “l’obiettivo è perseguire legalmente chiunque denunci pubblicamente le politiche coloniali, le violazioni dei diritti umani, il genocidio (riconosciuto anche dalle Nazioni Unite un anno fa), la pulizia etnica e l’apartheid praticati dallo stato di Israele nei confronti del popolo palestinese”.

“I recenti attacchi e le accuse di antisemitismo contro la Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), per aver aderito all’organizzazione della mobilitazione di domani, dimostrano il rischio di censura e repressione a cui stiamo già andando incontro, ancora prima che il ‘ddl antidissenso’, come andrebbe ribattezzato, sia approvato”, spiegano i promotori. “Criticare Israele non è antisemitismo, ma un diritto costituzionale da salvaguardare per il bene della nostra democrazia e dei diritti umani”. E ancora: “Gli strumenti normativi per prevenire e punire i crimini d’odio esistono già, come la Legge Mancino (25 giugno 1993, n. 205): sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione, senza evocare strumentalmente ulteriori norme liberticide. In netto contrasto con questa deriva, come raccomandato dall’Ordine dei giornalisti, si può e si deve scegliere di abbandonare la definizione IHRA e adottare la Dichiarazione di Gerusalemme. Questa non rappresenta una definizione vincolante sul piano giuridico, ma uno strumento corredato da linee guida per identificare, monitorare e combattere l’antisemitismo, legando questa battaglia alla protezione dei diritti umani e alla libertà di critica”.

Il dibattito si inserisce in un momento infuocato per il Medio Oriente. Non solo per la guerra Usa-Iran, ma anche per le recenti accuse di due giornalisti israeliani convinti che Bibi Netanyahu fosse a conoscenza del piano di Hamas per il 7 ottobre e per la decisione di diversi Stati occidentali di sanzionare i coloni israeliani in Cisgiordania.

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