Qui al bar prendiamo atto dell’accordo sui dazi stipulato, tra sorrisi forse di circostanza, tra Donald Trump e Ursula von der Leyen. Giorgia Meloni lo ha accolto con moderato ottimismo, noi ci chiediamo se davvero i nostri produttori di vini e formaggi falliranno o se la tragedia sarà stata scongiurata. Ma come al solito osserviamo il Piddino e lui, da catena di trasmissione del Nazareno, ci catechizza: quella di ieri sera è stata una resa.
Io devo preparare una sfilza di caffè e invece vorrei stare al mare, ma nonostante la voglia sotto alle scarpe, non posso fare a meno di cogliere una strisciante schizofrenia. Prima il Pd ha detto: deve negoziare l’Europa. Poi ha contraddetto: la Meloni deve intercedere. Infine ha sentenziato: ci siamo calati le braghe. Ma noi chi?
Non la Meloni, che dopo aver messo una buona parola con Trump non ha scucito – pare – esenzioni solo nostre, lasciando appunto che a trattare fosse Bruxelles. Però, se la bandiera bianca l’ha sventolata Ursula, un po’ la colpa è anche del Pd: sono anche i socialisti a sostenere, anzi, a far parte della Commissione. Ci stanno ma fingono di essere altrove? Vogliono gli onori ma non gli oneri? Le poltrone ma non le responsabilità? Io sarò buono sì e no a fare il cappuccino, però comunque penso: se dazi saranno, saranno pure Pd-azi loro.
Il Barista, 28 luglio 2025
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