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Pd, Letta sogna il paradiso ma sarà l’inferno

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Anche in Paradiso si parla del Pd e dell’incoronazione del suo settimo segretario, uno ogni 2 anni.

Enrico Letta, un’anima risorta che accetta una corona con molte spine”, bisbiglia Giulio Andreotti mentre, perplesso, rilegge gli ultimi discorsi di Bergoglio in Iraq. “Sarà il becchino del Partito Democratico”, chiosa tranchant Francesco Cossiga mentre chatta con Steve Jobs sul 6G. Per Fanfani, come sempre in triciclo all’inseguimento di Giorgio La Pira, non ci sono dubbi e con la solita arguzia sentenzia: “Enrico sarà lo Zaccagnini dei post comunisti, colui che frantumò la Dc”.

A.: “L’onesto Zac quell’aria un po’ mortifica ce l’aveva anche da vivo; comunque, Amintore, non essere sempre così acido, è pur sempre il nipote del nostro caro Gianni, l’unico che ancora oggi si ricorda di commemorarmi, a differenza vostra che non vi ricorda nessuno…”.

C.: “Io, come feci una volta da Capo dello Stato, avrei fatto uscire Gianni Letta dalla doccia e gli avrei spiegato in quale trappola mortale è finito il suo nipotino, in parte anche mio consanguineo”.

F.: “Ma che dici? Enrico è toscano, di Pisa, sebbene in molti sostengano che i toscani Doc siano solo quelli di Firenze”.

C.: “Non essere impulsivo. Leggi questa informativa dei Servizi: come vedi, oltre a Gianni, Enrico aveva anche uno zio sardo, lo scrittore Gian Paolo Bazzoni, fratello di Elsa Bazzoni, la nonna materna del segretario. E infatti Anna Banchi, la madre di Enrico Letta, è nata a Sassari e cresciuta a Porto Torres”.

A.: “Se vi piace tanto fare i saputelli – commenta Andreotti strizzando gli occhi – visto che si parla di quisquilie, dovreste anche ricordare che nonna Elsa era pure tua vicina di casa, Francesco, e che nello studio romano di Enrico Letta c’è una bandiera dei Quattro Mori”.

C.: “Esatto, Giulio, non perdi mai un dettaglio. Proprio una bella donna, direi, ma ora basta con i pettegolezzi da Terza Repubblica”.

A.: “Torniamo alla politica. Cosa avresti consigliato a Gianni per il suo nipotino?”.

C.: “La candidatura naïf di Enrico è andata avanti solo perché i capataz del partito, in primis Orlando con quell’aria da Pittibimbo, Guerini che alla Difesa si sente ormai De Gaulle e Franceschini sempre più vampiretto, credevano che sarebbe stato bruciato subito da uno di loro e si sono così invece bruciati da soli… Veri pischelletti..”

A.: “E come avrebbero fatto?”.

F.: “Dopo tutte quelle bischerate sessiste sulle donne bastava che uno dicesse che adesso era la volta per una di loro e così Enrico se ne restava a Parigi a fare il professore e continuare a sognare il Quirinale”.

A.: “Magari si poteva scegliere la brava Pinotti che tanto era piaciuta da Ministro ai militari o una Madonna addolorata come la Madia o una professionista come la De Micheli, due vere ex groupie proprio di Enrichetto…”.

C.: “Ora se lo ritrovano segretario e da lunedì tutti già pronti a pugnalarlo. Chissà che battute farà De Mita da Nusco…”.

A.: “All’epoca disse che il Partito aveva due vice, Franceschini e Letta, appunto, uno inutile e l’altro dannoso. E, sempre Ciriaco, sosteneva che Enrico non è un uomo di partito, ma di governo, non riscalda le piazze, non riscalda i cuori!”

C.: “Pensa che nel 2014, quando già tutti sapevano che Renzi e tutto il Pd stavano per disarcionarlo, il giorno prima di lasciare pieno di rancori il Governo ha presentato il piano quinquennale per l’economia finito poi nel cesso…”.

C.: “Amici miei, ora torniamo a pregare. San Pietro ci sta mandando un drone per controllarci”.

A.: “Giusto, ma la verità, cito Bergoglio, è che a breve cambierà tutto per la politica italiana e i partiti, così come sono, si sfasceranno e si rimodelleranno. Renzi e Salvini già si annusano, Forza Italia, in balìa della Licia Ronzulli di turno, scomparirà, mentre i 5Stelle con la coppietta ‘Giuseppi-Rocco’ si disgregheranno”.

C.: “Il Covid sarà come la caduta del muro di Berlino e Tangentopoli, e i giochini dei miei amici catto-comunasti per portare Prodi al Quirinale per vendicare la ‘scarica dei 101’, verranno spazzati via”.

A.: “Letta non sa ancora in che guaio si è cacciato, pensa di poter fare come a “Subbuteo”, il suo passatempo preferito, ma gli arriverà il cartellino rosso a breve o finirà per farsi un autogol come Zingaretti”.