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La guerra in Ucraina

Per Erdogan Donetsk è già Russia: la sorpresa sugli aerei turchi

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Da dittatore a mediatore: la svolta dell’Occidente su Erdogan è ormai chiara dall’inizio del conflitto tra Ucraina e Russia. “Io super mediatore della guerra, si risolverà senza nessun perdente”, affermava il Presidente turco durante un vertice Nato. Quel vertice che tutti ricordiamo, quello in cui l’Occidente – evidentemente in mancanza di visione – è sottostata ai diktat di Erdogan, scegliendo di barattare tutti quei finlandesi e svedesi curdi che il presidente considerava terroristi in favore dell’annessione dei due stati alla Nato.

La mira espansionistica dei vertici a tutti i costi, calpestando quei diritti umani che si difendono a giorni alterni, e il campione di risiko Erdogan che ha messo tutti sull’attenti. La Turchia non ha mai fatto mistero di tenere il piede in due scarpe, annunciando fin dall’inizio l’amicizia sia con l’Ucraina che con la Russia, nazioni con cui intrattiene da tempo importanti rapporti economici e geopolitici. Ed è così che, un colpo al cerchio e uno alla botte, il leader turco si è conquistato il ruolo di mediatore per eccellenza del conflitto, con il ringraziamento anche di quell’Italia che fino a ieri considerava un brutale dittatore.

Il doppio gioco della Turchia è chiaro a tutti, anche se l’Occidente preferisce rimanere in silenzio, quel silenzio che Erdogan sfrutta per essere il solo ed unico a trarre vantaggio da questa guerra. “La Turchia ritiene inaccettabile il riconoscimento delle repubbliche autonome di Donetsk e Lugansk da parte del presidente russo Vladimir Putin, e con un comunicato diffuso respinge con forza le ultime decisioni del Cremlino. Ankara sottolinea come la presa di posizione di Putin violi l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina. Il riconoscimento dell’autonomia è una decisione che viola il trattato di Minsk, una decisione inaccettabile che respingiamo”, faceva sapere Erdogan poco dopo l’inizio della guerra, regalando così quella caramellina di cui l’Europa aveva bisogno.

Contemporaneamente, però, non ha mai accettato di imporre sanzioni alla Russia tanto che, la maggior parte dei cittadini russi ha sempre trovato un posto sicuro in Turchia, dove sono stati accolti e dove si parla di seconda cittadinanza. Ma la dimostrazione clamorosa del serpeggiare di Erdogan per rimanere in piedi e affermare la sua autorità tra i due protagonisti, riguarda proprio il Donbass. Se da una parte è chiaro che anche la Turchia abbia il suo Donbass che corrisponde al popolo curdo, usato e strumentalizzato fino allo stremo, il presidente oggi – cercando probabilmente di pareggiare i conti – decide di dimostrare la fedeltà, questa volta, a Putin.

Le linee aree turche, infatti, presentano – nella lista delle città in cui operano – “Donetsk” come russa. Nonostante, quindi, il rigetto completo – sulla carta – della richiesta del Cremlino di rivendicare le repubbliche separatiste, per la Turchia Donetsk è già russa. D’altronde che Erdogan fosse il vero burattinaio di questo conflitto non era difficile da capire, ciò che stupisce è la distrazione di un Occidente che sa con chi ha a che fare e si impone solo ed esclusivamente con chi “può”. La dichiarazione di “guerra diplomatica” da parte della Turchia sarebbe per la Nato una situazione ingestibile e, allo stesso tempo, non conveniente sul tema delle trattative economiche e politiche.

Le conseguenze, inevitabilmente, si rispecchiano in una debolezza frutto di chi preferisce non opporsi per non rompere equilibri già instabili, dando le redini del gioco al “dittatore”.
A quanto pare il polso occidentale si fa sentire, più che nella risoluzione di trattative, solo nell’indirizzare i popoli nella ricerca di quel nemico comune, l’orco spaventoso che va eliminato, facendo orecchie da mercante – però – sulle decisioni del potente partner turco.

Che Erdogan sappia ottenere ciò che vuole è chiaro, il problema è chi permette questo e cioè quei vertici occidentali che sembrano sempre più guardare dall’alto una situazione che sta per scoppiargli tra le mani.

Bianca Leonardi, 16 agosto 2022