Politica

Per Iryna la sinistra non si inginocchia

Sono lontani i tempi in cui buona parte della politica progressista faceva gesta per la morte di George Floyd

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La cosa grottesca è che danno la colpa a un sistema che avrebbe nuociuto al carnefice, non alla vittima. Perché il carnefice è uno delle categorie protette, nero, fuori di testa, delinquente, più volte graziato dal sistema che lo ha lasciato libero, gli ha praticamente suggerito di puntare una a caso e macelleria a coltellate nella terrorizzata indifferenza dei passeggeri. Siamo sui mezzi pubblici di Charlotte, America, e la vittima sacrificale è una sfollata ucraina, una degli slum, che andava a raccattare come ogni mattina gli spiccioli per non morire nei lavori di merda che fanno morire, però non categoria protetta. Anzi esecrata, fastidiosa. Giudici progressisti, di quelli che cercano, se non trovano creano, le prove della pedofilia di Trump, hanno graziato 14 volte il disagiato nero che ha scelto a caso, ucciso a caso. E chi fa informazione, chi fa opinione dice: è lui la vera vittima, del sistema, di Trump.

Alcuni mascalzoni dei Black lives matter hanno esultato ed esaltato il criminale sostenendo che “i neri hanno diritto alla violenza” e lo hanno sostenuto in un video virale, nessun complotto, nessun rigurgito razzista del suprematismo bianco. A dire di categorie protette nel crimine, nell’abominio, di là come da noi, in Italia lo avrebbe candidato qualche partito della sinistra. In Italia fin che si è potuto si è ignorata la notizia, poi ci si è girati intorno: “un ragazzo incontra una ragazza” come nella marcetta di quel gruppetto sanremese e la uccide. Come? Non si dice, è capitato, prima era viva. Come quell’ubriacone messicano di Trinità, “voi gringos siete tutti dei bastardi, la mia sposa stava a lavar, un gringo la voleva, io lo guardo e cade stecchito, gli avrà preso un colpo, io gli ho dato solo qualche coltellata”.

E fin che possono non mostrano il filmato, “per non turbare” dicono ma è la coda di paglia dell’informazione che appena le conviene mostra di peggio, ma in questo caso non è educato mostrare le conseguenze del sistema l’assistenza, della democrazia dei cannibali, del garantismo criminale. Via, che stiamo ad alimentare sovranismo e razzismo, trumpismo e melonismo? No, noi ci inginocchiamo per gli orchi, i cannibali, ci inginocchiamo per influenzare chi ci segue e i ragazzini dei programmi dell’Onu inclusivi per Greta, per la Flotilla, per Hamas, per le categorie protette nello scempio. In Germania pochi giorni fa un delitto simile, una sedicenne spinta sotto a un treno, in Italia non si contano gli accoltellamenti ispirati alla jihad e comunque ci arriveremo al macello rituale, per il momento si fanno fuori le vecchie all’uscita dall’opera pia, travolte da una macchina portata da quattro bambini rom che la lasciano a morire come un cane sull’asfalto di agosto. Anche in questo caso la sinistra dalle mille code ha sostenuto che le vere vittime erano loro i bambini e c’è del vero, ma senza minimamente occuparsi della anziana, svilita a incidente (“si accorgono dei rom solo perché hanno ucciso una vecchia” ha scritto una su la Stampa) e omettendo di ricondurre le responsabilità del sistema premiale alla sinistra milanese che protegge gli accampamenti abusivi e chiude gli occhi sui minori rom mandati a rubare, a battere, a elemosinare.

La giudice che ha lasciato libero lo psicopatico assassino, nero come lei, sulla promessa verbale di fare il bravo, meriterebbe di essere cacciata perché il cannibale è opera sua e solo a vederla si capisce che roba è e cosa è capace di fare. Ma ha in mano la libertà e la vita dei cittadini, a dire di un sistema che coincide con la dissoluzione dell’Occidente, delle sue politiche malavitose, del politicamente corretto che è il fascismo degli umanitari da cinema, dei blindati, dei cinici. La povera  accoltellata di Charlotte è la vera fine della storia, il capolinea della democrazia, è tutti i nodi dell’Occidente laido, infingardo che arrivano al pettine tutti insieme e hanno gli occhi di chi sta in croce.

L’informazione sciacallaggio si riscopre pietosa alla bisogna, ma vedere la scena della vittima ucraina, della Iryna mai esistita e che domani non sarà mai esistita, miserabile, disgraziata ucraina, nata al mondo per morire così, come una cosa inutile e sacrificale, un uccello, una capra, un olocausto sull’altare del woke, vedere i suoi occhi oltre il terrore, vederla rannicchiarsi in attesa della fine certa, inevitabile, una fine da cane, con gli stessi occhi sbarrati e miti e rassegnati e buoni del cane, vedere la fine dell’umanità e della società si deve anche se il rischio è di cadere in abissi di coscienza, di consapevolezza quanto ad atrocità di abitare un mondo senza riparo e senza senso, senza prospettiva e senza dio, un mondo fatto a sistema ma un sistema diabolico, dove il male vince e non paga, dove una nata disgraziata muore nel suo sangue mentre gli altri la guardano e passano oltre, scendono dalla metro, spariscono per i meandri delle loro vite senza umanità e la notte dormono pure.

Max Del Papa, 11 settembre 2025

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