Negli scorsi giorni il parlamento europeo ha approvato il Chat Control 1.0, un’iniziativa che sulla carta mira a contrastare l’abuso sessuale sui minori online ma che all’atto pratico solleva gravi interrogativi sulla libertà individuale e sulla riservatezza delle comunicazioni digitali.
Infatti, questa normativa permette alle piattaforme online di scansionare volontariamente tutti i messaggi privati degli utenti alla ricerca di materiale pedopornografico. Sostanzialmente tutti i cittadini dell’UE saranno colpevoli fino a prova contraria e pertanto meritevoli di vedere le proprie conversazioni private svendute alla ricerca di qualcosa di illecito.
Dopo una serie di tentativi falliti al Parlamento Europeo, il 9 luglio 2026 la proposta ha ottenuto il via libera grazie a una votazione farsa il giorno prima della pausa estiva. La maggioranza ha votato no, con 314 voti a favore del rigetto e 276 contrari (più 17 astensioni) eppure il regolamento è stato esteso fino all’aprile 2028.
L’assurdità del meccanismo è evidente: nonostante in varie votazioni di questi mesi la maggioranza degli europarlamentari abbia espresso contrarietà, la proroga è passata proprio perché il “no” in quest’ultima votazione non ha raggiunto la soglia dell’assoluta maggioranza (361 voti su 720). Una maggioranza relativa ha votato contro, ma la norma è stata approvata per default grazie a un cavillo procedurale. Un esito paradossale che mina la credibilità democratica del Parlamento europeo.
Tra gli europarlamentari italiani, hanno votato a favore del Chat Control 1.0 esponenti di Forza Italia (alla faccia della loro presunta linea liberale, Silvio perdonali!) e del Partito Democratico (gruppo S&D), contribuendo così al risultato finale.
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Ma quindi, come funziona questo Chat control? Le piattaforme di messaggistica non crittografata end-to-end, come Instagram Direct, Snapchat, Skype o Gmail, potranno ora attivare scanner automatici sui contenuti degli utenti. L’obiettivo è individuare immagini o testi sospetti legati a sfruttamento minorile e segnalarli alle autorità. I rischi per la privacy digitale sono evidenti: la scansione di massa di comunicazioni private rappresenta una forma di sorveglianza generalizzata che potrebbe violare i principi fondamentali dell’Unione e dei singoli Stati. Anche se un emendamento al momento esclude esplicitamente le app con crittografia end-to-end (come WhatsApp), rimangono dubbi sull’effettiva impermeabilità di questi sistemi e sulla possibilità che in futuro si tenti di aggirarla.
Inoltre, gli algoritmi di intelligenza artificiale utilizzati per il riconoscimento non sono infallibili: falsi positivi potrebbero portare a segnalazioni ingiuste, invadendo la vita privata di persone innocenti.
E ciò che spaventa di più è il tentativo di approvare chat control 2.0, che assicurerebbe la possibilità di controllare i messaggi privati dei cittadini (persino quelli crittografati end-to-end) alla stessa Unione Europea. Un angosciante grande fratello dove saremmo tutti sorvegliati. In quel caso, il destino dell’Unione sarebbe segnato: non più un insieme di popoli e Stati liberi e liberali, ma una copia farlocca e subdola della Cina.
Alessandro Bonelli, 13 luglio 2026
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