Il dibattito su ciò che doveva essere oggetto di un confronto sulla sostanza della riforma si sta trasformando in una vera e propria “guerra civile virtuale” (per ora…) che si combatte alle alte sfere tra i rappresentanti dei due Poteri dello Stato.
In realtà di confronto sul merito c’è poco o nulla, di leale ancora meno; ciò cui stiamo assistendo è un vero e proprio assalto all’Esecutivo la cui riforma è soltanto “l’ultima spiaggia” prima delle elezioni politiche per coloro che hanno l’intento di sovvertire lo stato di diritto, perché è proprio di questo che si tratta.
È il caso di scomodare uno dei più grandi uomini che l’Italia abbia mai avuto e che, nonostante non sia stato parte della politica, aveva compreso in pieno le perverse dinamiche di questo Paese; infatti, in una sua famosa affermazione, il grande Enzo Ferrari, sosteneva che “Gli italiani perdonano tutto, ai ladri, agli assassini, ai sequestratori, a tutti, ma non perdonano il successo”.
Come dargli torto? Questa esternazione dell’illustre Ingegnere calza perfettamente ad “una parte” degli italiani le cui azioni (da quando hanno perso il potere) ne hanno confermato ogni parola. Sentenze politiche mirate ad ostacolare l’azione di Governo, scarcerazioni di delinquenti, ricorsi contro le assoluzioni, uso strumentale di eventi per fomentare masse e generare violenza, diffusione di fake news, cos’è tutto ciò se non l’incarnazione perfetta delle parole di Enzo Ferrari?
Il “fascismo rosso”
È fuor di dubbio, infatti, che i cosiddetti “antifascisti” (che in realtà tali non sono) hanno delegittimato il concetto di democrazia e di libere elezioni da quando si è insediato l’attuale Esecutivo.
Tale atteggiamento, o linea di condotta (ovvero in antitesi con il concetto di linea politica), deriva da un presupposto ben definito che è alla base del castello su cui poggia l’ideologia (?) della cosiddetta sinistra antifascista: il principio autoreferenziale secondo cui il potere deve essere appannaggio di lobby che “detengono la cultura e la verità”. Cultura e verità che, secondo la visione di certi pseudo-professori, vengono identificate soltanto con il loro pensiero, la loro formazione, le loro idee politiche e i loro metodi per amministrare la cosa pubblica; tutto ciò che è differente da questo impianto viene definito “ignoranza, fascismo, analfabetismo funzionale”. Pertanto siamo alla radicalizzazione ed appropriazione indebita del concetto di cultura.
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Ed è proprio in virtù di tutto ciò che l’azione pratica di queste formazioni politiche tende più all’instaurazione di regimi autoritari che democratici.
Non accettare il verdetto delle urne; organizzare manifestazioni violente; impedire a chi ha visioni differenti di parlare (ad esempio nelle università o durante eventi pubblici); difendere “delinquenti che combattono per la causa”, come gli estremisti dei centri sociali; “tifare” per la scarcerazione di criminali; difendere Hamas; colonizzare la magistratura; e molto altro: sono, secondo questa lettura, la chiara espressione della volontà di imporre, con ogni mezzo, l’affermazione della propria visione.
Una visione che, anche quando entra in contrasto con le leggi vigenti, viene ritenuta comunque legittima perché considerate “ingiuste o sbagliate”, in quanto emanate dagli avversari al potere, ossia da “ignoranti, fascisti e analfabeti funzionali”, di cui sopra.
Cos’è tutto ciò se non reale fascismo da cui loro stessi dicono di prendere le distanze?
La paura fine di un’ideologia
È il caso di dire siamo al dunque o, come in un noto film ambientato nel mondo della finanza (Margin Call) “la musica sta per fermarsi”. In realtà la musica si è già fermata, ciò è avvenuto quando il popolo sovrano (art.1 della Costituzione) ha decretato la sconfitta politica, ideologica ed il rifiuto della visione autoreferenziale ed assoluta delle formazioni di sinistra.
Da questo contesto nascono i rigurgiti contro il Governo; la riforma, e con essa il referendum, rappresentano l’ultimo baluardo per evitare il crollo totale dell’impero delle sinistre che, con il pretesto di essere depositari di verbo e cultura, hanno imbevuto le masse (fino a ieri) di propaganda e disinformazione a prescindere dal merito e dalla sostanza di ogni cosa.
La magistratura è l’ultimo strumento nelle loro mani per il mantenimento del potere e l’abbattimento di avversari non in linea con la loro visione; dopo averci provato in ogni modo, ed avendo fallito, ora ricorrono, prima che sia troppo tardi, all’uso di uno dei poteri dello Stato, ovvero l’unico che ha la facoltà di fermare le azioni di Governo.
Ecco perché votare SÌ, oltre che avvalorare il merito della riforma, significa anche scardinare i meccanismi perversi attraverso cui le sinistre vogliono mantenere o sovvertire illegittimamente, e contro ogni dettato costituzionale, il potere.
Al contrario, votare NO vuol dire accettare passivamente gli editti di chi non ammette contraddittorio perché non ha argomenti per confutare la bontà della riforma, di chi sta tentando di trasformare una normale dinamica normativa in un giudizio sull’operato del Governo ed in pratica in elezioni anticipate.
La magistratura è spaccata, da un lato i “colonizzati” attraverso il meccanismo delle correnti, dall’altro magistrati liberi, indipendenti ed imparziali spesso messi da parte perché non schierati e che non hanno mai accettato di essere “servi” di una parte politica bensì, giustamente, di rispettare l’imparzialità imposta dalla Costituzione.
L’elemento più grave di questa guerra tra poteri è, purtroppo, la disinformazione e la diffusione di menzogne da parte del fronte del NO con l’intento di incutere timore nelle masse; illustri magistrati si sono lasciati andare a dichiarazioni di infimo livello senza argomentare né sulla sostanza della riforma e tantomeno in merito alle implicazioni tecnico-giuridiche della stessa.
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Considerando che la legge non ammette ignoranza… non lasciatevi irretire da chi, schierato per il NO, sostiene che “voi comuni cittadini non siete in grado di comprendere la riforma perché non siete giuristi, avvocati o docenti universitari”. Secondo questa demenziale tesi nessuno di noi dovrebbe andare a votare eccetto esperti in ambito legale e costituzionale.
È sufficiente ciò a dimostrare il senso di tutto quanto argomentato finora, ovvero che le formazioni schierate contro la riforma considerano i comuni cittadini incapaci di comprendere il significato di un testo scritto. Tutto rientra nella strategia bassa, volgare e basata sulle menzogne, finalizzata ad abbattere il Governo.
Andate a leggere, punto per punto, il testo della riforma, gli articoli della Costituzione che vengono modificati ed elaborate, senza schierarvi né da un lato né dall’altro, ciò che con questo epocale cambiamento si sta cercando di fare, ovvero liberare la magistratura dell’essere uno strumento di pressione politica ad uso e consumo di una sola parte che predica bene e razzola male, si definisce democratica ma agisce in maniera opposta.
Un ultimo dettaglio… chiedetevi come mai tutti i paesi civili hanno la separazione delle carriere e perché nel 1941, attraverso il decreto 12/1941 il regime fascista sancì l’unione delle carriere, che le sinistre vogliono mantenere.
Antonino Papa, 23 febbraio 2026
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