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Perché Liz Truss premier è una buona notizia per il centrodestra

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Cosa dice a noi italiani, e in generale, la nomina di Liz Truss a leader dei conservatori e, in conseguenza, a nuovo premier inglese? Per rispondere a questa domanda dobbiamo chiederci chi sia, al di là dei ritratti oleografici di prammatica, questa donna ambiziosa e tenace che a 47 anni raggiunge il massimo vertice della carriera politica d’oltremanica, ovvero quali siano le sue idee politiche e la tonalità del suo conservatorismo.

Per prima cosa, chi ha pensato che quello di Boris Johnson fosse un conservatorismo radicale e poco moderato, lontano da quell’ideale centro politico in cui in passato maturavano le leadership di destra e sinistra, non avrà molto da gioire. La Truss, in effetti, è ancora più radicale di Boris, di cui si considera amica e estimatrice, e lo è soprattutto in economia, sul cui terreno (non certo su quello dei party “fuorilegge”) si è giocata la defenestrazione dell’eccentrico e colto premier precedente. Il quale era stato accusato da molti, nel suo stesso partito, di aver accondisceso troppo a politiche economiche di matrice laburista (cioè di assistenza e interventismo statale) nei mesi della pandemia e poi della crisi economica.

Truss vuole invece giocare fino in fondo la carta del liberismo radicale nella speranza che le riesca quel “miracolo” che a suo tempo riuscì a un’altra premier conservatrice, a cui lei si ispira e che ha come riferimento ideale: Margareth Thatcher. Come la Lady di ferro, anche Truss eredita oggi un Paese in profonda crisi economica, con un livello di inflazione altissimo e con una forte disoccupazione. È innegabile che la situazione sia però diversa: allora, in un ordine economico dominato ancora dagli Stati-nazione, la crisi britannica era riconducibile ad un sistema politico-sociale che si era col tempo sindacalizzato e burocratizzato; oggi la crisi si inserisce nella più grave crisi economico-finanziaria vissuta dall’intero Occidente a partire dalla Seconda guerra mondiale.

Una situazione che però sarà ora aggredita in maniera del tutto diversa all’al di qua e al di là della Manica (ed è questo forse il vero portato della Brexit): mentre l’Europa procederà sostanzialmente con un mix di interventismo statale e burocratismo, l’Inghilterra di Truss cercherà di risvegliare con uno choc quegli “spiriti animali” che sono alla base del capitalismo e della “ricchezza delle nazioni”. Ovviamente, per fare questo Londra sfrutterà al massimo schmittianamente la sua indole e vocazione geopolitica di “potenza di mare” (mare aperto e non chiuso come il Mediterraneo), e quindi tutti i legami commerciali e finanziari che ancora oggi la legano ai Paesi dell’ex Impero. Da ministra degli esteri del governo Johnson, Truss è stata un’infaticabile viaggiatrice e tessitrice di rapporti e accordi di commercio internazionali.

Se la politica che partirà da Downing Street sarà fedele alle sue premesse, non è difficile immaginare che l’esempio di Londra potrebbe essere contagioso anche per l’auspicabile futuro governo di centrodestra a Roma. Chi se non la coalizione che fa capo a Berlusconi, Salvini e Meloni ha nel suo programma così tanti elementi di matrice liberista (dalla flat tax alla battaglia contro il reddito di cittadinanza, dalla semplificazione burocratica a quella legislativa)? E questi elementi non potrebbero trovare una spinta propulsiva proprio grazie all’azione del governo di Londra? Staremo a vedere.

Sarebbe poi significativo se il nuovo premier italiano fosse Giorgia Meloni. Confermerebbe anche da noi quel che ormai a Londra è assodato, essendo Truss non solo il terzo premier donna della storia in assoluto ma anche il terzo espresso dal partito conservatore: a sinistra si parla di “questione femminile” e quote in politica, a destra il problema non si pone perché alla prova dei fatti anche una dnna può scalare con facilità le vette del potere. Senza contare dei retorici e ideologici discorsi sull’ “inclusività”, comuni ad entrambe le sinistre: il governo di Truss è il più multirazziale della storia inglese, ma i ministri sono anche tutti rigorosamente fedeli alle tradizioni e alle pratiche liberali e conservatrici della Old Britain.

Corrado Ocone, 8 settembre 2022