Peter Thiel, il visionario della Silicon Valley presidente dell’azienda “Palantir”, è arrivato in Italia per tenere delle conferenze private a Roma sul tema dell’Anticristo, intrecciando teologia, tecnologia e politica in un discorso interdisciplinare organizzato in collaborazioni con associazioni culturali italiane. Le conferenze si terranno in un luogo top secret e la riservatezza sugli eventi è massima.
Chiaramente, vista la statura del personaggio e le sue idee non propriamente riconducibili all’agenda della cancel culture e di altre amenità, la sinistra attacca ferocemente i convegni, etichettando il relatore come il più zotico fan di Trump propagatore di teorie assurde e retrive. L’opposizione in Italia ha addirittura presentato un’interrogazione parlamentare (e quando mai?) per avere delucidazioni più chiare. Ma il Governo di Meloni non c’entra nulla.
Indovinate un po’? Nulla di ciò che la sinistra sta raccontando trova riscontro nella realtà.
Le accuse della retorica progressista, quella che impone un “pensiero unico”, ignorano la preparazione e i contributi intellettuali di Thiel e mirano, ancora una volta, a silenziare qualsiasi formazione culturale divergente. A tal proposito è utile ricordare brevemente chi è davvero Peter Thiel.
Nato in Germania nel 1967 e immigrato negli USA da bambino, è un imprenditore e intellettuale di spicco. Thiel si laurea in filosofia a Stanford (imperdonabile, non alla Sapienza…) e successivamenre fonda PayPal nel 1998, rivoluzionando i pagamenti digitali e vendendola a eBay per 1,5 miliardi di dollari. Poi investe precocemente in Facebook, diventando miliardario, e crea così Palantir Technologies, un’azienda leader nell’analisi dati per sicurezza e intelligence, oggi balzata all’onore delle cronache per l’incredibile supporto tecnico alle forze armate USA.
Insomma: un brevissimo excursus su Thiel dimostra quanto quest’ultimo sia distante dall’etichetta di ignorante.
Piacciano o no le sue idee, il miliardario americano è un pensatore profondo: alcuni suoi scritti sono dei veri e propri manifesti sull’innovazione, nei quali si mostra estremamente consapevole dei rischi della tecnologia e pone come temi fondamentali il contrasto ai rischi esistenziali, come l’IA fuori controllo o le guerre nucleari.
Le sue lezioni sull’Anticristo sono delle riflessioni erudite su storia, Bibbia e modernità, radicate in una fede cristiana conservatrice. Veniamo ora alla vera nota dolente che vale a Thiel tutta l’indignazione possibile da parte dei progressisti: il founder di Palantir è un convinto sostenitore di Trump dal 2016. Peccato che la sinistra dimentica che le sue idee sono libertarie: Thiel critica la degenerazione statale e promuove ad ogni costo la libertà individuale, attraverso un’innovazione consapevole e un’economia dinamica. Sostanzialmente tutto è fuorché fan delle dittature. Anzi! Eppure per lui le sinistre mondiali e i giornali preferiti dall’intellighenzia sembrano aver creato un nuovo termine: “tecnofascista”…
Il problema è quello di sempre: ormai chiunque non si allinei al woke e lo combatte viene bollato come fascista. Succede a Thiel, succede a Milei, succede a Musk. Guardare la realtà e criticare l’irrefrenabile deriva cieca e inetta che ha preso la sinistra significa automaticamente essere dei fan delle dittature. Ma la vera dittatura è il woke, l’inclusione che esclude, l’ignoranza della dottrina green e tutti gli altri ingredienti del petaloso minestrone dem. E questo un erudito intellettuale come Thiel lo sa, dunque tanto basta a renderlo inviso ai democratici del salotto.
Alessandro Bonelli, 15 marzo 2026
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