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Pfizergate, perché è un errore far finta di niente - Seconda parte

L’accusa: una parte dello studio sull’efficacia del vaccino inficiata da errori e sottovalutazioni

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A questo si aggiunga il fatto che, stando all’inchiesta del Bmj, alcuni dei volontari che hanno sviluppato sintomi da Covid-19 non sarebbero stati sottoposti al tampone molecolare. Dimenticanza non da niente, visto e considerato che il trial serviva a valutare l’efficacia del siero. Così come sarebbe gravissimo se venisse confermata l’accusa di aver conservato impropriamente, a temperature non corrette, i vaccini poi iniettati ai soggetti che si erano fatti avanti per partecipare al trial. Un’altra dipendente di Ventavia ha rivelato di non aver mai lavorato in un ambiente così “disordinato” come nel caso della sperimentazione di Pfizer. Un altro che è stato fatto “un pasticcio pazzesco”. Nonostante ciò, dopo le denunce di Jackson all’Fda, Pfizer ha comunque “assunto Ventavia come subappaltatore di ricerca su altri quattro studi clinici sui vaccini”.

Magari sarà pur vero che gli errori “non inficiano l’affidabilità” del vaccino. Ma visto che qui si parla di un siero distribuito in tutto il mondo, dai risvolti medici e politici rilevanti, scoprire che un pezzo dello studio è stato condotto alla carlona non ci lascia certo dormire sonni tranquilli. Domanda: se un’inchiesta simile avesse investito un altro farmaco, sarebbe subito scattata una difesa a priori come successo per Pfizer? Oppure, giustamente, ci si sarebbe interrogati sulle procedure che hanno portato alla validazione del medicinale? Creare allarmismo è sempre sbagliato. Ma anche far finta di niente sarebbe un errore madornale.