Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, ancora nella bufera. Negli ultimi giorni l’attenzione dei media si è concentrata sulla conferma, arrivata il 1° agosto 2025, che la Commissione non ha più i messaggi scambiati tra von der Leyen e Albert Bourla, amministratore delegato di Pfizer. Questi messaggi sono legati al cosiddetto “Pfizergate”, cioè alla trattativa che nel 2021 portò l’Unione Europea all’acquisto di 1,8 miliardi di dosi del vaccino anti-Covid prodotto dall’azienda farmaceutica Pfizer-BioNTech.
La richiesta di trasparenza e la battaglia legale con il New York Times
Dopo le prime indiscrezioni pubblicate dalla stampa nel 2021, il New York Times ha chiesto più volte di vedere i messaggi tra Ursula von der Leyen e Albert Bourla. Anche giornalisti tedeschi e la mediatrice europea Emily O’Reilly avevano chiesto accesso agli stessi documenti, visti i dubbi sulla trasparenza della trattativa per un accordo così importante. Il 14 maggio 2025 il Tribunale dell’Unione Europea ha accolto il ricorso del quotidiano americano, stabilendo che la Commissione avrebbe dovuto rendere pubblici i messaggi o spiegare perché non fosse in grado di farlo. Matina Stevi, giornalista del New York Times, aveva avanzato la richiesta formale a Bruxelles tra il 1° gennaio 2021 e l’11 maggio 2022.
Le giustificazioni della Commissione Ue
La Commissione Europea, guidata da von der Leyen, ha spesso dato risposte diverse sulle ragioni per cui quei messaggi non venivano pubblicati. In alcuni casi ha detto che non erano “documenti ufficiali”; in altri ha sostenuto che fossero di tipo “logistico e di breve durata”, oppure che la presidente aveva più volte cambiato cellulare, senza il trasferimento dei dati. In ogni caso, i messaggi non sono mai stati conservati negli archivi ufficiali. Björn Seibert, capo di gabinetto di Ursula von der Leyen, ha dichiarato che nell’estate 2021 aveva letto quei messaggi ma non è poi riuscito a trovarli sui dispositivi attuali, nemmeno sull’app Signal. “Il cellulare utilizzato dalla von der Leyen è stato sostituito più volte da allora senza che i dati fossero stati trasferiti”, è una delle spiegazioni riportate dalla Commissione.
Leggi qui la risposta data dalla Commissione al NYT
La decisione del Tribunale
Dopo la sentenza di maggio, il termine per il possibile ricorso della Commissione è scaduto a fine luglio 2025 senza che Bruxelles abbia impugnato la decisione. La Corte ha ricordato che tutti i documenti e le comunicazioni ufficiali devono essere, per principio, accessibili al pubblico. Il Tribunale ha anche sottolineato che le spiegazioni fornite dalla Commissione sono risultate “mutevoli o imprecise”. Nella sentenza si precisa che “non tutte le conversazioni per messaggio devono essere pubbliche”, ma che quando si parla di affari ufficiali dell’Unione i messaggi rientrano nei documenti che dovrebbero restare accessibili. Da parte sua, la portavoce della Commissione Paula Pinho ha ribadito che la politica di non registrare sms non sia stata contestata dalla Corte: “Secondo le regole della Commissione, sia allora che oggi, non vi è alcun obbligo di registrare e conservare informazioni di contenuto di breve durata che non richiedono alcun follow-up da parte della Commissione e dei suoi servizi”.
Le reazioni politiche
Il caso ha avuto forti risvolti politici. A inizio luglio 2025 un eurodeputato del gruppo ECR, sostenuto da esponenti dell’estrema destra, ha presentato una mozione di censura nei confronti di Ursula von der Leyen proprio a causa del Pfizergate. Il Parlamento Europeo ha respinto la mozione dopo un dibattito acceso in cui la presidente ha difeso il proprio operato con toni netti. Esponenti politici italiani, come rappresentanti della Lega e del Movimento 5 Stelle, hanno criticato la gestione della vicenda accusando la Commissione di scarsa trasparenza. Nick Aiossa, direttore di Transparency International EU, ha detto: “Ci sono molte domande: non trovo questa risposta soddisfacente per nessuno”.
In piena pandemia, la trattativa per l’acquisto dei vaccini era stata descritta come un successo politico personale di von der Leyen, anche perché AstraZeneca stava subendo pesanti ritardi nelle consegne. I dettagli dell’accordo con Pfizer-BioNTech sono rimasti in parte oscurati: il testo del contratto pubblicato dall’Unione aveva molte parti censurate, per esempio non erano indicati i prezzi delle singole dosi. La mancata pubblicazione dei famosi messaggi ha quindi alimentato dubbi e polemiche tra cittadini e media europei. Le versioni fornite dalla Commissione – tra messaggi effimeri, telefoni sostituiti e dati non trasferiti – sono rimaste al centro della discussione, soprattutto ora che il caso ha avuto una risonanza internazionale dopo la decisione del Tribunale UE.
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