Il Parlamento Europeo ha affrontato il voto di sfiducia contro la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. La mozione aveva come principale promotore l’europarlamentare romeno Gheorghe Piperea, appartenente al gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR). Il fulcro delle accuse riguardava il cosiddetto “Pfizergate“, cioè le trattative con l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, durante l’emergenza Covid-19 per l’acquisizione di 1,8 miliardi di dosi di vaccino. La critica principale era legata alla mancata trasparenza nella gestione di questi scambi di comunicazione, in particolare dei messaggi, che non sono mai stati resi pubblici. A maggio 2025 il Tribunale dell’Unione Europea aveva stabilito che questi messaggi dovevano essere conservati o spiegati nella loro eventuale perdita.
Il risultato del voto
Nonostante le tensioni politiche, la mozione non è stata approvata. Con 360 voti contrari, 175 a favore e 18 astenuti, l’Eurocamera ha respinto l’iniziativa che avrebbe richiesto un consenso di almeno due terzi dei voti espressi. In totale hanno partecipato 553 eurodeputati. Se la sfiducia fosse passata, l’intera Commissione Europea sarebbe stata obbligata a dimettersi, ma il risultato ha confermato il sostegno dei tre gruppi principali: il Partito Popolare Europeo (PPE), i Socialisti e Democratici (S&D) e i Liberali di Renew Europe.
Le divisioni tra i promotori e gli schieramenti politici
Il gruppo dei Conservatori e Riformisti, cui appartiene Piperea, si è trovato diviso. Gli alleati di Giorgia in Ue, come i polacchi di Diritto e Giustizia e i romeni dell’AUR, hanno invece votato a favore della sfiducia, insieme al Movimento 5 Stelle e altri gruppi di estrema destra come i Patrioti. Fratelli d’Italia, la forza politica dominante del gruppo, aveva infatti deciso di non sostenere la mozione. Giorgia Meloni, presidente del Consiglio italiano e leader di Fratelli d’Italia, ha mantenuto una posizione prudente, evitando di rompere l’equilibrio con Ursula von der Leyen, con cui in passato ha collaborato per la nomina di Raffaele Fitto come commissario europeo. Da qui la decisione di non partecipare al voto da parte degli eurodeputati meloniani. Forza Italia ha invece votato contro la mozione di sfiducia, mentre la Lega a favore.
Anche la maggioranza ha però le sue beghe. Socialisti e liberali hanno infatti recapitato non pochi messaggi di irritazione nei confronti di Ursula, soprattutto per la tendenza ad utilizzare la politica del “doppio forno” (la sponda del Ppe con l’ala meloniana) e l’eccessivo spostamento “a destra” delle politiche della Commissione. Colpisce e non poco la non partecipazione al voto di una trentina di soocialisti tra cui anche sette italiani del Pd. Tra gli assenti anche 32 eurodeputati di Left, 16 Verdi, 12 di Renew e 18 del Ppe.
Il “Pfizergate”
Oltre al “Pfizergate”, i critici hanno sollevato altre accuse contro von der Leyen. Le polemiche hanno toccato il mancato coinvolgimento del Parlamento nell’adozione dello strumento europeo di riarmo, l’applicazione controversa del Digital Services Act e le concessioni al PPE su tematiche ambientali sensibili come il Green Deal. Per i promotori della sfiducia, la presidente avrebbe agito in modo opaco e contrario al processo decisionale democratico.
Un voto dal significato politico profondo
Nonostante il risultato fosse ampiamente previsto, il voto ha evidenziato le fratture all’interno della maggioranza “Ursula”. I Socialisti e Democratici hanno espresso il loro malcontento, minacciando l’astensione per ottenere garanzie su temi come il Fondo Sociale Europeo. Tuttavia, l’unità della coalizione è stata preservata, anche grazie alle mediazioni dell’ultimo minuto. Resta però evidente il disagio per le concessioni che il PPE ha fatto agli schieramenti di destra su alcuni dossier.
Durante il dibattito, Ursula von der Leyen ha risposto alle accuse con toni duri. Ha definito Piperea un “estremista” e accusato i promotori della mozione di assecondare la disinformazione russa che mira a destabilizzare l’Unione Europea. Con questa votazione, la Commissione può proseguire il suo mandato, ma il dibattito ha messo in luce tensioni profonde che potrebbero riemergere in futuro.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google“
© RossHelen tramite Canva.com


