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Il fenomeno Orsini

Piccoli Burioni crescono: perché questo Orsini fa orrore

“Mitomane”, “Squilibrato e cretino”. Lite a Cartabianca tra Andrea Ruggieri e Alessandro Orsini

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Premessa numero 1: abbiamo sempre difeso la libertà di Alessandro Orsini di dire tutto ciò che vuole, di analizzare il conflitto tra Russia e Ucraina, di criticare l’approccio della Nato e quello degli Stati Uniti d’America. Lecito. Anzi: ben venga se qualcuno ogni tanto si discosta dal coro unico degli allineati.

Premessa numero 2: ci siamo indignati quando la Luiss ha “censurato” prima e di fatto “epurato” poi il professore, il quale guidava un osservatorio sulla sicurezza, solo perché questi andava in tv a presentare le proprie scomode posizioni.

Premessa numero 3: abbiamo criticato pure la scelta dei vertici Rai di mettere nel mirino Bianca Berlinguer e il suo programma, colpevole di aver contrattualizzato Orsini. È il conduttore a decidere gli ospiti del proprio talk show, non la politica, la quale dovrebbe tenersi alla larga anche dai compensi dei commentatori a libro paga di questo o di quel programma.

Fatte queste doverose premesse, ieri abbiamo visto lo scontro di fuoco andato in onda a Cartabianca tra Orsini e l’onorevole Andrea Ruggieri. Mentre si discuteva dell’invio di armi all’Ucraina, sono volate parole grosse. “Lei è un mitomane in cerca di attenzione, dice stupidaggini”, ha detto Ruggieri. “Lei è uno squilibrato, un povero cretino”, ha insultato Orsini. Nel mezzo un coacervo di “complimenti” coperti dai ripetuti “basta, basta” della conduttrice. Ecco, diciamolo: la scena ci ha fatto “orrore”. Una cosa infatti era l’Orsini che si limitava a presentare le proprie analisi internazionali. Un’altra l’Orsini di oggi, che somiglia più al Vate Burioni che ad un esperto in materia di guerra.

Per carità: resta il principio: difenderemo sempre il diritto di portare questi “mostri” davanti a una telecamera se i conduttori lo desiderano. Però ormai il fenomeno Orsini sta scadendo nel vizio del Televirologo. E così diventa indigesto. Il che non significa censurarlo, estrometterlo dagli studi televisivi o cacciarlo dal consesso civile. Solo criticarne l’approccio “vittimistico” e da “telepredicatore”. Un discorso che esula dalle sue analisi geopolitiche. E che riguarda più il personaggio tv, speranzoso ad ogni costo di farsi riconoscere dal fruttivendolo, che le qualità del docente. Burioni docet.