Più seggiolini = più tasse

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A settembre del 2017 una larga maggioranza parlamentare ha votato entusiasta e convinta una legge che obbliga gli italiani a dotarsi di un congegno di allarme che li avverta di una loro grave dimenticanza: e cioè quella di lasciare il proprio figlio a bordo dell’auto.

Dimostreremo che si tratta di una tassa nella nostra nuova definizione, e che sia tra le più ingiuste colpendo gran parte delle famiglie italiane. La cui scusa, perché tale è, risiede in dieci casi di morti in auto verificatesi negli ultimi dieci anni. Dieci drammatiche fatalità sulle quali è stata costruita una norma che costerà milioni di euro, sia per i produttori sia per i consumatori, senza minimamente risolvere il problema delle morti in auto. II tutto condito dall’unanimità di politici, media e opinione pubblica.

In un cortocircuito paradossale, gli stessi che vengono sospettati di non essere in grado di accudire il proprio bebè, sono invece in grado di eleggere un proprio rappresentante in Parlamento. II quale, appena eletto e retribuito dal medesimo incosciente, lo obbligherà a tenere comportamenti che lo stesso non avrebbe adottato se lasciato al suo libero arbitrio. Insomma il suffragio dei servi di cui parla Tocqueville: i cittadini italiani sono in grado di scegliere i loro rappresentanti in Parlamento, ma non evidentemente di ricordarsi, senza il supporto di una sveglia, del proprio figlio in auto. o per essere più precisi vediamola sotto un aspetto meno estremistico. Le famiglie italiane che, nelle loro case, c’è da ritenere, adottino, senza alcuna norma, tutte le previsioni di sicurezza ragionevoli, per non ferire o addirittura provocare la morte ai propri pargoli, ebbene le stesse famiglie sono obbligate in auto ad adottare standard di sicurezza che loro autonomamente non avrebbero previsto…

Una legge che imponga a tutti questo allarme e per di più retroattivamente è chiaramente una di quelle tasse nascoste a cui non possiamo sfuggire. L’unica soluzione sarebbe quella di non avere figli o di averli astenendosi dal loro trasporto in auto. In questo secondo caso ci vorrebbe forse una legge che preveda obbligo di seggiolini anche su autobus e metro.

Ironia della sorte vuole che i politici che hanno proposto questa tassa coincidano con quelli che chiedono a gran voce la detassazione delle famiglie per combattere la denatalità in corso in Italia. E da non crederci. A parole si scandalizzano dei costi eccessivi a cui sono sottoposte le mamme (si pensi alle battaglie sul latte artificiale e sulle ipotesi di ridurne la tassa indiretta) e dall’altra votano norme che riducono il reddito delle medesime. In Italia, come in molti Paesi del mondo, già esiste una normativa molto attenta e precisa sul trasporto dei minori. Vi è un obbligo, fino ai 150 centimetri di altezza, di installare un seggiolino a bordo, che risponda a precisi e controllati requisiti di legge.

Ci sono complesse regale di omologazione, che peraltro cambiano di frequente, e che dovrebbero rispondere ad elevati standard di sicurezza e qualità. L’industria dei seggiolini si adegua di continuo alle nuove norme: oltre una certa frequenza, tutto ciò è un costo industriale da non sottovalutare. Si è costretti a vendere in fretta o cestinare quanto già prodotto. È chiaro che al maggior costo dell’industria, che cambia il suo prodotto per le nuove omologazioni, corrisponde un equivalente se non maggiore costo per le famiglie che sono costrette a dotarsi dei nuovi apparati. Non ci sono studi puntuali, ma gli operatori del settore, stimano che solo metà delle auto in circolazione e che lo richiederebbero, utilizzino davvero seggiolini omologati.

Insomma molti non piazzano i loro figli sulla mini seduta, ma al massimo gli infilano una cintura di sicurezza. Che per certe altezze a anche peggio di lasciarli liberi.

Nicola Porro, Il Giornale 8 novembre 2019

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