Giustizia

Politici, tv e magistrati: fin dove può spingersi un parlamentare?

Tra responsabilità politica e responsabilità penale: il delicato equilibrio costituzionale

Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Il confine tra funzione parlamentare e controllo giurisdizionale è un tema estremamente attuale e che riemerge a seguito della pubblicazione della sentenza della Corte costituzionale n. 19 del 2026, depositata il 23 febbraio scorso. Con questa decisione, la Consulta, pronunciandosi sul giudizio per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato sollevato dal Tribunale di Potenza nei confronti del Senato della Repubblica, ha ribadito il principio di insindacabilità delle opinioni espresse dai parlamentari ai sensi dell’art. 68, primo comma, della Costituzione.

Nello specifico, la Corte ha dichiarato insindacabili le opinioni espresse dal senatore Matteo Renzi durante la trasmissione “Non è l’Arena”, andata in onda il 29 maggio 2022, nei confronti del dott. Francesco Basentini, sostituto procuratore presso la Procura di Potenza, adducendo che l’attività di indagine di quest’ultimo, in alcuni procedimenti penali, sarebbero stati funzionali alla sua nomina quale capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria da parte dell’allora Ministro della giustizia Alfonso Bonafede.

A seguito della presentazione della denuncia da parte del suddetto sostituto procuratore di Potenza e del conseguente rinvio a giudizio di Renzi, il Senato, con deliberazione del 7 maggio 2024, ha stabilito che le opinioni espresse da quest’ultimo costituivano giudizi manifestati da un parlamentare nell’esercizio delle proprie funzioni e, pertanto, insindacabili ai sensi dell’art. 68, primo comma, della Costituzione. A seguito di ciò, il Tribunale di Potenza ha ritenuto opportuno sollevare il conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato dinanzi alla Corte costituzionale, conclusosi, poi, con la sentenza citata.

Nello specifico, il Tribunale di Potenza, nel sollevare il conflitto di attribuzione, rilevava la mancanza del nesso funzionale tra quelle affermazioni rese nel dibattito televisivo e l’attività parlamentare tipica. Il Giudice delle leggi, tuttavia, ha respinto il ricorso e ha evidenziato, ancora una volta, il principio secondo cui la funzione parlamentare non si esaurisce nello spazio fisico dell’aula.

Infatti, la rappresentanza politica, così come delineata dall’art. 67 della Costituzione, è per sua natura destinata a proiettarsi all’esterno, anche nella comunicazione pubblica che si svolge durante una trasmissione televisiva, evidenziando espressamente che “l’esercizio della rappresentanza della Nazione ai sensi dell’art. 67 Cost. costituisce invero il fondamento primo e, al tempo stesso, il limite dell’insindacabilità delle opinioni prevista dall’art. 68, comma primo, Cost.”. Inoltre, va sottolineato come il significato sistemico della decisione è rappresentato proprio dall’analisi della struttura dei rapporti tra poteri.

In effetti, partendo dal presupposto che il citato art. 68 non configura un privilegio personale ma una garanzia funzionale al fine di proteggere l’esercizio del mandato parlamentare per il suo svolgimento senza condizionamenti esterni, la Corte ha ritenuto che non è necessaria la coincidenza letterale tra atto interno e dichiarazione esterna, quanto una corrispondenza di significato tra ciò che è stato affermato nell’aula parlamentare – nel caso di specie con la dichiarazione di voto resa da Renzi nel corso della seduta assembleare del 20 maggio 2020 nei confronti del ministro Bonafede – e durante il dibattito televisivo del 29 maggio 2022.

Alla luce di ciò, l’aspra critica politica rivolta a scelte di governo e a nomine apicali dell’amministrazione rientra proprio nella fisiologia del circuito rappresentativo.

Leggi anche: 

Ma la vicenda è, altresì, interessante perché mette in luce una tensione ancora più profonda determinata dalla costante sottoposizione a pressione interpretativa delle prerogative parlamentari e, in particolare, dell’insindacabilità. Infatti, la progressiva estensione, che si è avuta negli ultimi decenni, del sindacato giurisdizionale verso ambiti tradizionalmente ricondotti alla dialettica politica, ha prodotto un vero e proprio slittamento del baricentro tra poteri.

In considerazione di ciò, è importante distinguere la responsabilità penale dalla responsabilità politica, in quanto la prima è affidata, come è noto, alla giurisdizione mentre la seconda al corpo elettorale e, quando questa distinzione si attenua, il rischio vero non è uno scontro frontale tra poteri quanto una loro progressiva sovrapposizione.

Il punto cruciale della problematica, dunque, è che la funzione giurisdizionale non può trasformarsi nella sede ordinaria del conflitto politico.
La pronuncia della Corte costituzionale in questione ha ricollocato, pertanto, il tema all’interno di coordinate più nette, evidenziando come la comunicazione pubblica di un parlamentare, se sostanzialmente connessa all’esercizio della funzione di indirizzo e controllo, è da ritenersi assolutamente partecipe di quella stessa funzione, non trattandosi di un ampliamento arbitrario delle proprie prerogative previste dalla Costituzione.

È necessario, quindi, evitare che l’assetto dei poteri venga ridefinito attraverso una progressiva giurisdizionalizzazione del conflitto politico, e, a proposito di ciò, il dibattito referendario in materia di giustizia di questi ultimi tempi si inserisce proprio all’interno di una più ampia riflessione sull’equilibrio tra la fondamentale categoria costituzionale della rappresentanza politica, vero e proprio pilatro della democrazia contemporanea e della forma di governo parlamentare italiana, e la giurisdizione.

In definitiva, tornando al caso che qui ci interessa, è necessario evidenziare come le prerogative parlamentari risultano essere veri e propri strumenti funzionali per la rappresentanza, mentre la giurisdizione deve essere esclusivamente un presidio di legalità e non la sede dell’indirizzo politico.

Giovanni Terrano, 26 febbraio 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni

SEDUTE SATIRICHE

Sedute Satiriche di Beppe Fantin - Vignetta del 15/04/2026

Andrà tutto bene

Vignetta del 15/04/2026