Politico Quotidiano

A Conte il Covid gli ha dato alla testa

Da Parenzo l’ex premier rivendica i risultati della pandemia e attacca il governo sui maranza

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La politica è l’arte dell’improntitudine ma la faccia tosta di Giuseppe Conte ha qualcosa di straordinario, è inzuppata nella megalomania, nell’amor di sé, imbattibile nell’incolpare tutti dei disastri che ha combinato lui e nel rimproverare il Padreterno di non aver fatto ciò che lui non aveva fatto. A domanda (di Parenzo) sulle misure da adottare per l’allucinante situazione di un Paese ostaggio di maranza quindicenni (e davvero non si capisce come accidenti abbiamo fatto a ridurci a una simile ignominia sotto gli occhi del mondo), il Conte di passo dapprima scaglia il suo j’accuse sulle indecisioni prolungate del governo (e qui, piaccia o non piaccia, ha ragione come ce l’ha Vincenzo de Luca), ma poi passa a spararla grossa come non mai: l’arroganza giuridica non richiesta si esalta in un’autocelebrazione, io, io, io, di quando gestì il periodo più difficile di tutti i tempi, quello della pandemia, a suo dire con prodigiosi risultati.

Come no, ce li ricordiamo ancora tutti, e potremmo riassumerli nelle ammissioni serotine di uno come l’ex presidente di Aifa, Giorgio Palù, “fu tutta una cazzata”, oggi debitamente mazzolato da Silvana De Mari su la Verità: lo sciagurato protocollo tachipirina e vigile attesa, che si stima o si teme abbia provocato non si sa quante migliaia di vittime, i vecchi lasciati a morire soffocati da soli, stringendo una mano di gomma, le autopsie negate, i soldati dell’esercito russo misteriosamente in circolazione, le zone rosse tardive, i vaccini dati per sicuri, dall’efficacia addirittura preventiva, tacendo su ciò che si sapeva e cioè che non funzionavano, in compenso provocavano colpi improvvisi, cuori rotti, cancri del sangue (chi scrive se lo porta dentro), infiammazioni dei piccoli nervi, sterilità, malattie autoimmuni e un campionario spaventoso di altri accidenti, l’imposizione coattiva, l’isolamento, i coprifuoco, l’odio sociale, le 500mila imprese distrutte, il commercio annientato, l’accanimento delle forze dell’ordine, il tso, orribile, da dittatura infame, al diciottenne fanese Valerio Tellenio che si era rifiutato di soffocare in classe dietro una mascherina inutile e tossica, i bonus promessi e mai visti, le puttanate a fondo perduto dei banchi a rotelle e degli hub petalosi…

Tutta roba inutile, sbagliata, deleteria, detta e ridetta le mille volte, ma quando si ha a che fare con un egolatra incorreggibile come Conte, repetita non juvant (comunque abbiamo buona memoria, compagno Giuseppi, siamo parte in causa e abbiamo annotato tutto dalle nostre poltrone chemioterapiche). Ma fu lui, in tribunale dei ministri, ad ammettere che “non sapeva cosa fare”, che non era d’accordo con l’imposizione dei vaccini (senza specificare perché, allora, si era risolto ad adottarla, e per conto di chi), e perfino che si aspettava che i cittadini si ribellassero a tanta furia repressiva, “invece mi accorsi che non succedeva niente, accettavano tutto”. Quanto poi alla democrazia delle conferenze stampa rituali, ebbene ricordiamo anche quelle: capolavori di arroganza, prese in giro sotto la regia di Casalino, con lui che si esaltava, “guesdo ve lo gonsendo, guesd’aldro ve lo broibisgo”, e una masnada di mammasantissima ministeriali e istituzionali che ridevano, sfottenti, le mascherine penzolanti, come a dire: noi possiamo.

E adesso viene a dirci che nessuno meglio di lui? Da rabbrividire all’idea di vedercelo al comando in questo frangente assurdo; da immaginare che prenderebbe le decisioni dopo essersi “consultato” (è un eufemismo) con i suoi democratici di riferimento, da Xi Jinping a Vladimir Putin, per poi scagliare droni e fulmini, però non sui maranza delinquenti: sui negozianti che sbarrano le vetrine, sui cittadini, sulle donne, sui giovani veri, che si sbattono invece di ricettare la merce razziata. Insomma sulle vittime. Perché nel meraviglioso mondo di Conte e dei 5 Stelle funziona così. Non un mondo al contrario (peraltro Conte e Vannacci, come previsto da chi scrive, hanno stretto comunella nel segno del putinismo). Ma un mondo rovesciato, il Pandemonio di Milton.

Il populismo bronzeo di questo politico di laboratorio, a domanda di Parenzo, “Ma lei cosa avrebbe fatto in questa situazione?”, arriva a rispondere che si devono pagare i poliziotti e gli autotrasportatori. Detto tutto. Con dietro una misera claque che batte le mani senza convinzione. “Io ho gesdido una siduazione disasdrosa, gome mai ge l’abbiamo vadda?”. Ovvio che Parenzo non gli replichi, gli occhi che rotolano fuor dalle orbite per l’indignazione, che non ce l’abbiamo fatta un cazzo, che troppi non ci sono più e ancor più si trascinano annientati e non per il morbo ma per le scelte catastrofiche, per l’impreparazione somma, per l’arroganza suprema, solo che a noi queste prese per il culo non vanno giù. Ce le portiamo nel sangue, Cristo santo. Da uno, poi, che senza i consigli di uno come Travaglio non sa neanche quale scarpa allacciarsi per prima.

Max Del Papa, 24 ottobre 2026

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