La prima giornata di voto per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia ha riservato una sorpresa non da poco: con un’affluenza che ha toccato addirittura più del 46% alla chiusura seggi delle 23 di ieri sera, le principali agenzie di sondaggi in Italia hanno dimostrato, ancora una volta, come sia totalmente inattendibile cercare di carpire dei dati attendibili relativamente ai referendum. Le stime pre-voto, infatti, parlavano di una partecipazione destinata a rimanere intorno ad una forbice compresa tra il 45 e il 50%, un dato che chiaramente avrebbe influenzato pesantemente gli equilibri del responso urne, favorendo certamente il fronte del “No”, più motivato a votare rispetto al fronte del “Sì” forte dell’esecutivo in carica e quindi più politicamente appagato. Lo schema era questo: se l’affluenza sta verso il 45%, vince il no; se va verso il 50% vince il Sì.
Invece, la grande affluenza registrata ha costretto gli stessi sondaggisti a barcamenarsi in queste ultime ore tra grafici complicati e predizioni che assomigliano più a esercizi di divinazione che a studi basati su una statistica concreta e verificabile. Difatti i più onesti lo ammettono con trasparenza: “Rischiamo di navigare in acque inesplorate”. Alcuni grafici sfiorano la metafisica nel tentativo di trovare parallelismi improbabili tra le politiche e il referendum in base a densità di voto in determinate aree e fasce della popolazione. Probabilmente tutto ciò sarà un mero esercizio di stile fine a se stesso.
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Al momento è dunque impossibile predire con certezza chi potrà uscire vincitore da questa consultazione. I seggi resteranno aperti anche oggi fino alle 15 e solo dopo lo spoglio si potranno trarre le rapide conclusioni (vista la semplicità dello scrutinio). In attesa di dati definitivi però, ogni tentativo di analisi prematura rischia di rivelarsi fuorviante.
C’è un però. Fino a qualche giorno fa, i supporter del “no” speravano vivamente in una bassa affluenza così da poter esultare ad urne aperte. Eppure oggi, nonostante l’affluenza alta che spariglia oggettivamente le carte, tanti fanno un paragone abbastanza insensato con il voto al referendum costituzionale del 2016 voluto da Matteo Renzi. L’assonanza non regge: all’epoca il Partito Democratico si trovò sostanzialmente solo contro tutti, con un fronte del No trasversale e compatto dal centro destra al movimento cinque stelle che riuscì a prevalere. Oggi lo scenario è radicalmente diverso: da una parte c’è il centrodestra unito, sostenuto dal centro e persino da una parte dello stesso Pd, contrapposto alla sinistra più radicale. Le alleanze in campo cambiano completamente le carte in tavola e l’affluenza alta potrebbe non bastare al fronte che si incensa come garante della costituzione.
Proviamo a fare due conti: stando alle attuali stime, per aggiudicarsi la vittoria serviranno circa 14 milioni di voti. Un traguardo tutt’altro che scontato. Basti pensare che la coalizione di sinistra, nel 2022, aveva raccolto intorno agli 11 milioni e mezzo di consensi alle politiche per poi scendere a appena 9 milioni nel referendum abrogativo dell’anno scorso per cittadinanza e lavoro. Assumendo che la potenza dell’argomento magistratura abbia riesumato tanti astenuti di sinistra tornati al voto per l’occasione, è plausibile che la sinistra riesca a recuperare questi milioni di voti aggiuntivi. Plausibile appunto, non certo. Molto dipenderà da come si distribuiranno i consensi tra Sì e No tra chi ha deciso di recarsi alle urne in questa due giorni.
Insomma, in questo momento esultare o cantare vittoria sarebbe prematuro e controproducente per chiunque. Meglio attendere con pazienza lo spoglio e i risultati definitivi, lasciando che siano i numeri a parlare, non le previsioni affrettate o i desideri di parte.
Una cosa è evidente: un risultato così forte farà traballare il fronte degli sconfitti; un’affluenza bassa avrebbe consentito un salvacondotto politico, ma dinnanzi a questi numeri forse non basterà fare ammenda e qualche alfiere (di un fronte o dell’altro) sarà costretto a farsi da parte…
Alessandro Bonelli, 23 marzo 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL-E di OpenAI


