Politico Quotidiano

Altro che aiuti per Gaza, la Flotilla smascherata dal suo stesso documento

Le donazioni raccolte tramite crowdfunding coprono i "costi operativi" e viaggi degli organizzatori. Al popolo palestinese non arriva niente

Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Capita con le armi mal maneggiate. È esattamente quello che è accaduto alla Global Sumud Flotilla, con buona pace dei suoi sostenitori, più o meno consapevoli. Sono stati gli organizzatori stessi a produrre l’elemento dirimente, nero su bianco, nel documento obbligatorio di trasparenza finanziaria che le normative spagnole impongono a chi raccoglie fondi tramite crowdfunding. Un documento che nessuno, evidentemente, si aspettava fosse letto con attenzione. Il passo è esiziale e non necessita commenti.

Le donazioni raccolte tramite crowdfunding coprono i “costi operativi”: acquisto e allestimento delle imbarcazioni, carburante, attrezzatura di sicurezza, formazione dei partecipanti. Fin qui nulla di scandaloso, anche se già si nota l’assenza pressoché totale di qualunque menzione esplicita di “aiuti umanitari destinati a Gaza”. Ma è la seconda categoria di finanziamento che rivela la Gestalt dell’intera operazione. Le donazioni private di “sostenitori impegnati” servono a finanziare l'”infrastruttura del movimento”: viaggi degli organizzatori, costruzione di delegazioni nei Paesi partecipanti, comunicazione, tecnologia e, dato perspicuo, “educazione politica”. Il documento chiude con una frase di rara franchezza involontaria: questi investimenti garantiscono che la flottiglia non sia “un singolo momento in mare” ma “un catalizzatore per un cambiamento culturale e politico duraturo”.

Non è una missione umanitaria. È una macchina politica che usa il presidio medico e la derrata alimentare come cavallo di Troia. Lo dicono loro. Con le loro parole.
La retorica melliflua della solidarietà si polverizza al contatto con la verità contabile. I donatori in buona fede, convinti di finanziare medicinali per i bambini di Gaza, hanno invece contribuito ai voli degli organizzatori, ai workshop di “political education” e alla costruzione di delegazioni in quarantaquattro Paesi e soprattutto all’acquisto di barche a vela da diporto in grado di tenere il mare. Velleitario pensare che questo non fosse il disegno originario: è la struttura stessa del finanziamento a renderlo esplicito. E poi c’è il triangolo. Quello rovesciato comparso sulla prua di alcune imbarcazioni in rotta per Gaza. Non è un vezzo grafico né un omaggio alla bandiera palestinese: è il simbolo che le Brigate Al-Qassam usano nei propri video di propaganda per marcare i bersagli da colpire.

L’ADL lo ha documentato con precisione. La Germania ne ha vietato l’esposizione pubblica. Una flottiglia “umanitaria” che batte quella insegna sulla prua non è ambigua: è callida nel senso più letterale del termine, e quella callida iunctura tra simbolo e scafo racconta tutto ciò che il comunicato stampa si guarda bene dal dire.
Il simulacro dell’umanitarismo ha retto finché nessuno ha letto il documento. Adesso, rimane solo la proterva ostinazione di chi continuerà a non volerlo vedere.

Giulio Galetti, 24 maggio 2026

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