“Asse fascio-genocidario”. Il delirio di Ilaria Salis su Usa e Israele

L’eurodeputata di Avs chiede lo strappo da Bruxelles e dall’Alleanza Atlantica. Ma in un momento che richiederebbe buonsenso, certe sparate rivelano l’ennesima deriva ideologica di una sinistra talebana.

5.4k 22
Ilaria Salis

C’è un confine sottile tra la critica politica e la caricatura ideologica. E quando lo si supera, il risultato non è un contributo al dibattito pubblico, ma uno slogan buono per i social. L’ultima uscita di Ilaria Salis va esattamente in questa direzione. Su X, l’eurodeputata di Avs ha scelto parole che non lasciano spazio a sfumature: “Gli attacchi criminali condotti dall’asse fascio-genocidario Stati Uniti e Israele non hanno nulla a che vedere con il sostegno al popolo iraniano oppresso dal regime”.

Non è finita. Per Salis, “In gioco ci sono esclusivamente equilibri di potenza, controllo delle risorse, egemonia geopolitica. È una sporca guerra di predazione e sottomissione, condotta in aperta violazione del diritto internazionale e priva di qualsiasi legittimità”. Il bersaglio, come spesso capita, è l’Occidente. E dunque anche l’Italia. “L’Italia deve rifiutare questa guerra e non contribuirvi in alcun modo, neppure indirettamente o con il più piccolo gesto di sostegno. Il Governo Meloni non provi a trascinarci in questo disastro – che nelle prossime ore e nei prossimi giorni potrebbe ulteriormente estendersi – per compiacere, ancora una volta, Trump e Netanyahu”, scrive ancora.

E poi l’affondo finale: “L’Unione Europea, se dimostrasse di avere un po’ di schiena dritta e coerenza con i valori su cui si fonda, dovrebbe finalmente: disallinearsi da Stati Uniti e Israele, rompere con la Nato, affermare una politica estera autonoma”. Tradotto: rottura con l’Alleanza Atlantica, strappo con Washington, gelo con Israele. In un momento in cui il Medio Oriente è una polveriera e le diplomazie sono al lavoro per evitare un’escalation incontrollabile, la proposta è quella di spezzare l’architrave dell’alleanza occidentale.

Ora, si può criticare tutto. Si può discutere delle scelte del premier Meloni, si può non condividere la linea di Donald Trump o di Benjamin Netanyahu. Fa parte del gioco democratico. Ma qui siamo oltre la critica: siamo dentro una narrazione che divide il mondo in buoni e cattivi con la clava dell’ideologia.

Leggi anche:

Il punto politico, però, è un altro. In una fase che richiederebbe sangue freddo, prudenza, buonsenso — parole che non fanno tendenza ma servono a governare i momenti difficili — queste sparate sono controproducenti. Non aiutano il popolo iraniano, non rafforzano il ruolo dell’Europa, non costruiscono alternative credibili. Servono solo a marcare un’identità.

Ed è qui che emerge il problema più profondo: una certa sinistra sembra incapace di uscire da una lettura talebana della realtà, dove l’Occidente è sempre e comunque il colpevole e ogni dinamica geopolitica si riduce a imperialismo e predazione. Uno schema fisso, impermeabile ai fatti.

Il risultato? Un’Europa che dovrebbe “rompere” tutto mentre il mondo brucia. Una politica estera trasformata in manifesto ideologico. E un dibattito pubblico che, invece di interrogarsi su come difendere interessi e valori senza alimentare conflitti, si rifugia nella comfort zone dello slogan. Il buonsenso non fa rumore. Ma in certi momenti, è l’unica cosa che serve davvero.

Franco Lodige, 28 febbraio 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version