Politico Quotidiano

Carburanti, in arrivo la proroga degli sconti sul diesel

Domani il Cdm dovrebbe allungare di qualche giorno le misure in vigore. Poi sostegni più selettivi. Intanto Bruxelles si sfila sulla tassa agli extraprofitti

Carburanti
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Il governo prova a disinnescare il conto alla rovescia sul caro-carburanti. La prima risposta arriverà con una breve proroga delle misure attualmente in vigore. Quella definitiva, invece, dovrebbe assumere la forma di un intervento più selettivo, concentrato sulle fasce di reddito maggiormente esposte agli aumenti. È questa la linea emersa dalla riunione di oggi a Palazzo Chigi, convocata mentre si avvicina la scadenza delle accise mobili sul diesel.

Al tavolo hanno partecipato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il leader di Noi moderati Maurizio Lupi. Un vertice necessario per fare il punto sulle risorse disponibili e individuare una soluzione che protegga famiglie e automobilisti senza aprire una voragine nei conti pubblici.

Il passaggio immediato è atteso già domani, quando si riunirà un nuovo Consiglio dei ministri. L’orientamento dell’esecutivo è quello di prorogare per alcuni giorni gli strumenti già operativi, evitando così che la loro scadenza produca un aumento improvviso del prezzo alla pompa. Si tratterà, però, soltanto di una misura-ponte.

“Domani è previsto un nuovo Consiglio dei ministri, che dovrebbe prorogare per alcuni giorni le misure già in vigore, così da consentire al Governo di lavorare a un intervento più mirato”, spiegano fonti di Palazzo Chigi. L’esecutivo vuole dunque guadagnare il tempo necessario per definire coperture, platea dei beneficiari e modalità di applicazione del nuovo sostegno.

La direzione politica appare già tracciata. Palazzo Chigi punta a superare, almeno in parte, la logica dello sconto generalizzato, che garantisce lo stesso beneficio indipendentemente dal reddito, per destinare le risorse soprattutto a chi risente maggiormente dei rincari. “Quella in scadenza domani – aggiungono le stesse fonti –, dunque, non sarà la misura definitiva, ma servirà a consentire di mettere a punto il provvedimento nei tempi che sono necessari. L’obiettivo è predisporre una misura maggiormente concentrata sulle fasce di reddito che hanno più bisogno del sostegno dello Stato, rendendo così l’intervento più efficace e selettivo”.

Fino alla mezzanotte di domani resteranno in vigore le accise mobili da 17 centesimi sul diesel. La proroga dovrebbe evitare il vuoto, ma non risolverà ancora il nodo principale: quanto durerà il nuovo sostegno e, soprattutto, dove saranno recuperate le risorse necessarie. Perché ogni intervento sul prezzo dei carburanti produce un costo immediato per lo Stato.

A ricordarlo è stato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che nelle ultime ore aveva mantenuto una linea di estrema prudenza: “Non escludo e non confermo niente. Ma con onestà dico che non si può aggiungere un miliardo al mese di tasse degli italiani, la matematica è matematica”. Il punto, dunque, non è soltanto decidere se intervenire, ma stabilire chi debba essere aiutato e per quanto tempo. Proprio per questo il governo valuta anche soluzioni differenti rispetto alla semplice riduzione delle accise. Tra le ipotesi figura quella di introdurre “agevolazioni per singoli settori o sistemi di consumo”, concentrando il sostegno sulle categorie produttive maggiormente dipendenti dal carburante o sui nuclei economicamente più fragili.

A complicare il quadro restano le tensioni internazionali. L’instabilità nel Golfo Persico e le oscillazioni legate allo Stretto di Hormuz impongono un monitoraggio continuo delle quotazioni energetiche. Il governo deve quindi costruire una misura sufficientemente robusta da reggere a eventuali nuovi aumenti, senza trasformarla in una spesa permanente e difficilmente sostenibile.

Non potrà essere utilizzata per abbassare benzina, diesel e bollette neppure la clausola europea di flessibilità sull’energia. La proposta formale dell’Italia dovrebbe arrivare intorno alla metà di settembre, dopo un confronto tra Pichetto Fratin, Meloni e Giorgetti. Per Roma vale circa 14 miliardi, ma le relative risorse dovranno essere destinate agli investimenti energetici e non agli sconti immediati sui consumi.

Solo dopo il dossier interno emerge la questione europea. Italia, Spagna, Germania, Portogallo, Polonia e Austria avevano chiesto a Bruxelles di valutare una tassa comune sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, nel tentativo di reperire nuove risorse senza lasciare ogni governo da solo davanti all’emergenza.

La risposta della Commissione, però, ha rimandato la palla alle capitali: “La tassazione degli extraprofitti è di competenza degli Stati membri, che possono agire sulla base della legislazione nazionale”. Bruxelles ha inoltre ricordato che i governi possono già utilizzare i propri strumenti fiscali, secondo quanto previsto dalla comunicazione AccelerateEU del 22 aprile.

Una posizione formalmente ineccepibile, ma politicamente piuttosto comoda. L’Unione indica obiettivi, vincoli e scadenze quando si parla di transizione ecologica. Quando sei Stati chiedono uno strumento comune per fronteggiare un’emergenza che attraversa i confini nazionali, la risposta diventa improvvisamente: fate voi.

Per il momento, dunque, il dossier rimane tutto nelle mani di Palazzo Chigi. Domani arriverà la proroga necessaria a evitare lo stop delle misure. Subito dopo comincerà la partita più difficile, quella sull’intervento selettivo e sulle relative coperture. Il governo cerca una soluzione che protegga chi ha davvero bisogno senza scaricare un altro miliardo al mese sui contribuenti. Da Bruxelles, invece, non arriverà il paracadute sperato.

Massimo Balsamo, 25 agosto 2026

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