Quei bravi ragazzi, core de mamma, le mamme un bel coraggio che “vai, amore bello, vai e sfascia tutto che ti tatuo il numero dell’avvocato, va’ a fare il ribelle, che poi mamma te compra il gioco del piccolo terrorista, orgoglio nostro”. Quei bravi ragazzi che poi gli trovano le pistole giocattolo ma da modificare, le bottiglie incendiarie, le mazze per sfasciare le vetrine capitaliste, i passamontagna, tutto il corredo messo sui social dal compagno islam Youssef in rampa di lancio con AVS, che però secondo la gip pal formava solo una coscienza civile”, ma poi anche la merce trafugata dai negozi del lusso, questi piccoli Robin Hood che rubano ai ricchi per rivendere sulle piattaforme capitaliste.
Questi bravi fanciulli pieni di disagio, non scusati, non giustificati: direttamente esaltati, senza vergogna, senza riserve da una informazione comprata e venduta, fiancheggiatrice della rivoluzione per procura, la rivoluzione dei bambocci, dei maranza, convinta che proprio loro, solo loro, privilegiati zelanti di un sistema di potere “antagonista”, a cosa non si capito, non ne saranno toccati. Lo sfascio della redazione de la Stampa dagli Askatasuna non ha insegnato niente, o forse molto, visto che la Stampa continua a epicizzarli peggio di prima.
E poi non serve denunciarli 12, identificarli 600: per far cosa, se niente ne consegue? Perché gli apparati di polizia li riconoscano, conoscendoli benissimo? Così è solo la conferma della resa dello Stato e della strapotenza di un sistema sovversivo transanzionale che dilaga da Francia a Italia, Spagna, Germania, Albania… La rivoluzione che non c’è, è solo coreografica e prepara il colpo di Stato in fieri, affidato a droni giudiziari, scavato dalla vecchia talpa della burocrazia o parastato. Quei bravi ragazzi che bisogna capirli, bisogna ascoltarli, bisogna abbracciarli, che occupano, indisturbati, tutto l’occupabile: strade, autostrade, scali, stazioni, piazze, negozi, centri storici, scuole, atenei, social, media, televisioni: vi pare normale? Sì, ormai, ma una normalità sconfitta, drogata, allucinata.
Quei bravi ragazzi che trasformano armi finte in vere, tolgono il ridicolo tappino rosso, le caricano, sapendo che lo Stato non reagirà come dovrebbe, nell’unico modo possibile: proiettili di gomma la prima volta, ma solo la prima volta. E così gli “sioperi”, le “siarpe” di Hamas, le marce militari, le devastazioni, le provocazioni salgono di livello, come si diceva negli anni per qualcuno formidabili, portano l’attacco al cuore dello Stato. Ma c’è ancora uno Stato? Forse solo nel ripiegamento, nella difesa passiva, nei numeri della resa: 60 perquisizioni in 23 città, migliaia di identificati, centinaia di poliziotti in ospedale – guai a reagire, guai a difendersi! – e 1 miliardo, scrivo un – miliardo – di – danni, in nome del carovita, del carobenzina, scaricato nel carrello della spesa che resta vuoto. Un miliardo che pagherà nessuno ovvero tutti ovvero chi non ha fatto niente a vantaggio di chi ha combinato tutto e non caccia un euro.
La demenza di un tempo dove la follia è l’unica razionalità. Oltre gli slogan imbecilli del passato, “siate realisti, chiedete l’impossibile”: l’impossibile è dieta quotidiana e ci intossica mentre aspettiamo sempre un peggio. Quei bravi ragazzi che paralizzano un Paese senza spiegare perché e si capisce, non c’è un perché, le ragioni non esistono, esiste la calata predatoria; le ragioni, volendo, si potrebbero trovare nella retorica del tempo, di ogni tempo che non è mai per tutti, che presenta sempre il conto e particolarmente ad una società ipergarantista, che si è messa in testa di tutelare anzitutto sbandati, ladri, clandestini, conquistatori islamisti, e siccome la coperta è corta sempre più sono quelli che restano col culo sguarnito.
Ma se la prendono con lo Stato oppressivo ma che a tutto dovrebbe provvedere e sapete come? Con le ricette del vecchio populismo cubano o argentino, stampando soldi e al diavolo le conseguenze, le congiunture e le implicazioni geoeconomiche. Vogliono studiare? No, paralizzano le scuole per demolirle, come in un racconto di Fantozzi, vogliono la giustizia sociale? No, vogliono il parassitismo megalomane, vogliono fare una nuova coscienza civile come dice la gip che libera l’ideologo maranza? No, vogliono fare casino per conto terzi per finire a Bruxelles nel giro della élite monetaria, vogliono la legalità? No, vogliono razziare per ricettare, rivendere.
Le ragioni ci sarebbero, prima fra tante l’intelligenza artificiale che non si capisce ancora se servirà a moltiplicare i sogni e desideri, a far sorgere l’ennesimo nuovo Eldorado o a mettere fuori gioco i poveri e quelli che partono handicappati e non arrivano. Ma per discutere di simili argomenti bisognerebbe appunto studiarli, approfondirli, contestarli pure, se del caso, ma come? Paralizzando una tangenziale est per farci ballare nugoli di imbecilli colme di insetti da testa a piedi passando per il ventre?
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Ma sì, sigillate pure i telefonini, sequestrate le armi non tanto giocattolo, identificate quelli che conoscete benissimo, lo Stato deve pur offrire una parvenza di esistenza, di efficacia. Ma finché non si sviluppa una coscienza davvero civile, contraria a quella degli Youssef e delle giudici propal, finché una collettività non decide che basta, basta davvero, che non si deve più subire, tra le bestemmie della rassegnazione, lo spettacolo di coglioni mascherati da Halloween o da intifada che bloccano le tangenziali per conto del partito comunista, tutto resta inutile.
E vincono quei bravi ragazzi, portati in processione dalle mamme un bel coraggio, dai padri infingardi, tutte e tutti incistati nel parastato sovversivo e garantito, figli di puttana esaltati da altri figli di puttana sparsi nella politica, nell’informazione, nella società dello spettacolo, nei recessi di una società dissociata, abissale, irresponsabile che condivide le ragioni di chi non ha ragioni e si disinteressa dei miti, dei deboli, di quelli che rigano dritto mormorando non si può andare avanti così, non si può, chi ci tutela a noi, chi sa che esistiamo ancora?
Max Del Papa, 1° novembre 2026
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