Ho avuto il privilegio di ascoltare una straordinaria relazione di Paolo Rugarli, il cui cognome è associato alla cosiddetta “legge di Panza-Rugarli”, sulla quale ora chiediamo lumi di prima mano. Ingegnere strutturista, formato al Politecnico di Milano, ha 35 anni di esperienza nello sviluppo di calcoli strutturali ed è stato anche consulente nell’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi.
Ingegner Rugarli, da strutturista lei si occupa (e preoccupa) della resistenza delle costruzioni. Quando, e perché, ha cominciato a occuparsi di ingegneria sismica e di pericolosità sismica?
«Beh, l’ingegneria sismica è una branca dell’ingegneria strutturale. Cominciai a occuparmene all’indomani della uscita delle Norme Tecniche delle Costruzioni del 2008. Queste, nate a valle del tragico crollo della scuola di San Giuliano, introducevano per la prima volta il formato probabilistico per la determinazione delle azioni sismiche. Ma proprio mentre sviluppavo un programma che avrebbe dovuto automatizzare la determinazione delle azioni sismiche, mi accorsi che la normativa era affetta da molti gravi problemi, legati al formato probabilistico e alla presenza di procedure e metodi che giudicai di precisione del tutto illusoria e proni a generare contraddizioni e confusione».
Mi dica uno dei problemi della normativa.
«Tutta la norma parla di eventi sismici che possono ripetersi a centinaia di anni di distanza, introducendo il concetto di “periodo di ritorno” dei terremoti, come se questi fossero autobus. Nel cercare in letteratura se altri avessero manifestato critiche nei riguardi di quell’approccio, scoprivo che c’era tutta una scuola, tra l’altro italiana e basata a Trieste, che criticava apertamente l’approccio probabilistico e ne proponeva uno definito “neo-deterministico”. Questa scuola era capitanata, diciamo così, da un professore della Università di Trieste, il geofisico prof. Giuliano Panza accademico dei Lincei oltre che delle Accademie dele Scienze di Mosca e di Pechino. Nel “mio” mondo, quello ingegneristico, dico, praticamente quasi nulla si sapeva: su una rivista di settore, trovai un solo articolo che citava il professore e il suo gruppo. C’era una specie di muro di silenzio».
Allora cosa fece?
«Telefonai al professore e mai telefonata fu più azzeccata: cominciò una fruttuosa collaborazione».
Andiamo con ordine: prima la critica all’approccio probabilistico e poi il vostro approccio…
«Il formato probabilistico tratta la fisica della crosta terrestre come una roulette, il che non ha base fisica; e applica al ripresentarsi dei terremoti le stesse regole che si applicano alla frequenza delle uscite di un numero lanciando un dado. È un sistema onnisciente, che produce gli scuotimenti che si vogliono: basta dosare la “probabilità” e la vita utile della struttura. Infatti, le probabilità sono insolitamente alte, e le durate non realistiche e mutevoli».
Perché dice che le probabilità sono alte?
«Lei vivrebbe in una palazzina appena costruita e che ha il 10% di probabilità, nei prossimi 50 anni di vita, di subire scuotimenti sismici maggiori del limite di salvaguardia-vita per il quale è stata progettata? Perché questo è quello che dicono oggi le nostre normative: probabilità di superamento 10% in 50 anni per le palazzine di civile abitazione. Ma dopo 50 anni le costruzioni mica si abbattono: i numeri del metodo probabilistico sono convenzionali e sono privi di senso fisico e di senso comune».
E invece il vostro approccio?
«Esso esamina le faglie intorno al sito di interesse e, mediante considerazioni geofisiche e geologiche, ne determina il potenziale sismico massimo possibile, sotto forma di “massima magnitudo credibile”. Quindi, rigorose modellazioni meccaniche della crosta terrestre simulano il meccanismo di scuotimento a partire dalla faglia sino alle fondazioni, fornendo un insieme di possibili “scuotimenti” utilizzabili per le verifiche delle costruzioni: la magnitudo associata allo scorrimento della faglia è un punto di partenza fondamentale».
E perché è più sicuro questo approccio?
«Perché la base di partenza è il massimo che credibilmente può avvenire. A questo valore massimo si deve poi aggiungere un incremento che è possibile quantificare a priori. In una nostra pubblicazione del 2019, da pure considerazioni geofisiche e usando il catalogo storico dei terremoti solo come insieme di esperimenti indipendenti, abbiamo quantificato in 0.5 l’incremento di magnitudo per l’Italia e in 0.7 quello unico globale».
È questa la legge di Panza-Rugarli?
«Sì, è stata chiamata così da ricercatori dell’Institute of Geophysics della China Earthquake Administration di Pechino. È una legge empirica e falsificabile: quest’ultima è una condizione necessaria di ogni affermazione con pretese di scientificità».
Nel vostro caso, come lo è?
Se dovesse mai verificarsi, in qualche parte del globo, un terremoto la cui magnitudo misurata fosse maggiore di 0.7 della magnitudo massima in precedenza reputata possibile, la regola sarebbe immediatamente invalidata e si renderebbe necessaria la sua modifica. Nell’approccio probabilistico, invece, le violazioni non falsificano gli assunti, perché si può sempre dire che “c’era sempre una certa probabilità” che avvenisse il superamento. Un approccio privo di basi fisiche e ingannevole».
Già: il terremoto nel modenese di 15 anni fa, per esempio, occorse in area con presunta bassissima probabilità di terremoto. Il formato probabilistico però tranquillizza la popolazione…
«Esatto, e lo fa mediante l’introduzione di calcoli complicati, farraginosi e inutili, perché non adeguatamente legati alla fisica della terra (il “periodo di ritorno dei terremoti” non esiste), gli si fa credere che le costruzioni nuove posseggano un grado di sicurezza che in realtà non hanno».
Il Superbonus-110% prevedeva due tipologie distinte di interventi: efficientamento energetico (che sappiamo essere stato inutile, se non dannoso) e messa in sicurezza sismica. Che mi dice di questa seconda tipologia di intervento?
«Anche lì, soldi buttati, giacché il provvedimento di legge non ha distinto, anche grazie all’incongruente formato probabilistico, tra situazioni ad alto rischio e situazioni a basso rischio. La normativa prevedeva interventi formalmente anche di altissimo livello, ma totalmente staccati dalla realtà».
Una proposta?
«Abbandonare il formato probabilistico e valutare la pericolosità con criteri neo-deterministici, che sono fisicamente fondati; creare un registro del patrimonio edilizio con un fascicolo “sismico” per ogni fabbricato; incentivare lavori di messa in sicurezza cominciando là dove il rischio è più alto».
Franco Battaglia, 14 giugno 2026
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