Politico Quotidiano

Centrodestra, 2 errori che non deve fare su Milano

Tra divisioni interne e linguaggi sbagliati, ecco cosa non sta funzionando

Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Avviso ai naviganti: dopo l’innegabile sconfitta sul referendum, l’attenzione si sposta ora sulla riforma della legge elettorale. L’avevamo scritto e, su questo punto, è necessario scegliere il male minore: reintrodurre le preferenze oppure accettare che le candidature continuino a essere decise esclusivamente dalle segreterie dei partiti nelle circoscrizioni in via di definizione.

Una cosa è certa: la legge sui sindaci non verrà toccata. Dicevamo… dobbiamo prendere questa sconfitta come una lezione seria e costruttiva, ma anche acquisire consapevolezza degli sbagli. Per questo ribadisco che il centrodestra ha concrete possibilità di vittoria a Milano e nelle grandi città, a patto di scegliere candidati capaci di occupare il centro dell’elettorato liberale, riformista e moderato, di coinvolgere attivamente la società civile e di prepararsi con intelligenza al secondo turno, che storicamente penalizza il centrodestra. La vera supplica che rivolgiamo al centrodestra è una sola: riflettere seriamente sugli errori commessi e non ripeterli.

Noi ne abbiamo individuati due, che fanno “pendant”, in un certo senso, anche con quanto sta succedendo in questi giorni.

La totale mancanza di coordinamento tra le forze del centrodestra.
Come nella campagna sul referendum, a Milano questa assenza di un tavolo comune è plateale e sotto gli occhi di tutti. Indicativo è il numero di dibattiti che si stanno svolgendo a Milano in questi giorni, ognuno con sfumature diverse, con Maurizio Lupi molto attivo, che in questo momento è la figura politica più accreditata per essere scelta come candidato del CDX e, diciamolo, l’unico nome veramente in campo tra i politici con la voglia di fare la campagna elettorale per la sua città.

La mancanza di linguaggi per parlare ai giovani.
Il centrodestra non riesce a entrare nelle teste dei Millennials, della Generazione Z e dei ragazzi che vanno a votare per la prima volta.

Oltre all’evidente incapacità dimostrata al referendum di organizzare un linguaggio per queste generazioni su un argomento così difficile e tecnico, ho trovato anche sbagliata la levata di scudi contro il sindaco Silvia Salis di Genova, che ha organizzato un concerto con una DJ coinvolgendo migliaia di giovani ed essendo lei stessa presente, modello Mamdani. Non dico che con questo sia già pronta per fare la Presidente del Consiglio, ma sicuramente ha capito come rapportarsi ai giovani e creare un marketing positivo per Genova.

Milano è la città della comunicazione e della moda: vogliamo fare sempre battaglie di retroguardia o capire meglio queste generazioni? Per fortuna, però, qualche voce della società civile si sta facendo avanti. È il caso di Antonio Civita, che ha lanciato l’associazione “Tu Milano” e sta costruendo una lista civica proprio su questi temi. Con il coraggio di affrontare anche il “non detto” di Milano, Civita ha già riunito intorno a sé un pezzo importante del centrodestra cittadino, dando una spinta reale al dibattito.

È quindi urgente aprire un tavolo di coordinamento politico serio per definire una visione e occuparsi delle questioni quotidiane in cui la giunta Sala sta fallendo. Solo così, prendendo la sconfitta del referendum come lezione e senza paura di vincere, il centrodestra potrà trasformarsi in un’alternativa credibile e vincente, sapendo che deve da subito lavorare per portare a sé tutti quelli che, pur non essendo conservatori, non vogliono stare con il Campo largo.

Camillo Milko Pennisi, 19 aprile 2026

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