Attenzione, in libreria c’è il libro di Tommaso Longobardi. Sì, sicuramente ne avrete sentito parlare. È lo “stratega” di Giorgia Meloni. Per i detrattori il “guru” social. L’uomo dei post, dei tweet tanto odiati da certa sinistra e che, invece, fanno godere gli elettori di centrodestra.
È anche grazie a lui, a Tommaso, se Giorgia è “Giorgia”. La donna, la madre, l’italiana, la cristiana. Tommaso Longobardi nel suo libro racconta di una Giorgia che “detesta” i social. Lo avreste mai detto? Eppure, è così! Il Presidente del Consiglio pare non dare troppa retta ai commenti, alle tendenze tanto rincorsi dagli influencer. D’altronde, Giorgia Meloni è il Presidente. Non una Chiara Ferragni qualsiasi.
In “Senza maschera, l’ascesa social di Giorgia Meloni” Tommaso Longobardi porta il lettore dentro la macchina comunicativa che ha accompagnato la leader di Fratelli d’Italia. Dall’opposizione fino a dentro Palazzo Chigi. Un viaggio che somiglia poco a un trattato di scienza politica e molto a un manuale di sopravvivenza nell’epoca dei social. Un racconto gustoso. Ricco di retroscena.
Longobardi racconta tutto da una posizione privilegiata: non è uno spettatore, è uno degli uomini che hanno costruito la strategia. E il bello del libro è che non pretende di essere neutrale. Non gioca a fare il giudice imparziale. Racconta una storia di successo e lo fa con l’entusiasmo di chi quella storia l’ha vissuta. E no, dire che si tratta di un successo non è un eccesso, è la verità. Dal 4% al governo. Alla presidenza. La politica moderna non premia necessariamente chi parla meglio, ma chi riesce a farsi ascoltare.
La cosa più interessante è che Longobardi smonta una leggenda molto diffusa: quella secondo cui il successo online sarebbe soltanto il risultato di trucchi e algoritmi. Certo, la tecnica conta. Ma conta soprattutto avere qualcosa da dire e uno stile riconoscibile. In un panorama popolato da politici che sembrano usciti dalla stessa agenzia di comunicazione, Meloni ha scelto di essere sé stessa. E il pubblico, nel bene e nel male, l’ha premiata. Compresi gli algoritmi.
Michel Dessì,
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Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


