Costruita, è costruita, non c’è dubbio. Così irreale da sembrare uscita da un film del marito. Invece il film è quello di Renzi, uno che conosce un’estetica sola, quella del narcisismo fine a se stesso, non è che c’è tanta politica lì dentro, c’è la faccia di chi si crede tanto furbo e decisivo col suo zero virgola, la solita dannata presunzione di chi stima la sua presenza sul novero dei follower. Ma follower non fanno voti e non fanno neppure credibilità e neppure lettori, ci son giornali che scoppiano di narcisetti ogni sera in televisione eppure, inesplicabilmente, non se la passano tanto bene, diciamola così.
E insomma bellina è bellina, belin: uno la vede rifinita, filtrata, patinata su carta patinata, pura sinistra armocromista giammai poveracrista, così non si chiede, ma come fa questa qui, che lanciava il martello, a discettare di colpo di amministrazione, di diritti, di sessuologia, di geopolitica, come fa a gestire una città come Genova senza aver mai fatto neanche la consigliera di circoscrizione? Infatti la gestisce con quel faccino un po’ così, quell’espressione è un po’ così che abbiamo noi che ci sembriamo fighe. “Ah, sono donna eterosessuale cattolica”, e poi la portavoce lgbq ambarabaciccicoccòde è tutto il contrario e tira martellate addosso agli eterosessuali cattolici wokisticamente maledetti in fama, ohei ti, di qualunquisti, razzisti, fascisti, come diceva Alberto Lionello nei panni di Gilda. La nostra lanciatrice pare abbia qualche problema nel gestire la città così come il bilancio comunale, ma quanto a populismo di sinistra impara alla sveltina: dà la cittadinanza onoraria a Pertini redivivo “che respirava l’aria dei nostri carrugi”, assolda il meglio del conformismo della neosinistra vaporosa, manca la scontata citazione di De André, anarchico anticapitalista, proprietario di mezza Sardegna, ma vedrete che arriva, arriva.
Si direbbe, ma il condizionale è solo uno scrupolo, che l’altra Salis, quella dell’altro martello, quello olimpico, quello buono, consideri la politica una campagna elettorale permanente su se stessa e per se stessa, tutto il resto, la città, l’amministrazione, i problemi è puro dettaglio, è quinta di scena. È solo pretesto. Sì, ma in cosa diversa da un qualunque altro politico di oggi? In cosa diversa dal Conte che si effigia, si celebra in letteratura fantasy?
Ci vuole un bel coraggio, dai grillettari preoccupati dalla leadership nel centro-sinistra nel campo largo, ad attaccare via Travaglio per interposta Lucarelli la santa Salis da Copertina che sgomita, si agita come un tempo in pedana, dicendole che è un prodotto di laboratorio. Lei sì, non c’è dubbio, ma loro tutti? Ma Conte, non è venuto fuori da plurime alchimie, riassunte sul “Tempo” e riprese da questa testata, da Luigi Bisignani? Non è uscito, questo azzimato in pochette, da dieci laboratori tra i quali quello di Grillo e Casaleggio, non è un mutaforma ora francescano, ora di estrema sinistra, ora amico di Trump, sempre affascinato da Putin e ci sarà un perché? Non è stato mandato a comandare dagli Stranamore del potere in previsione della fase più sporca, quella della repressione pandemica che serviva a chiudere dentro tutti, a un colossale spreco di soldi e a politiche sanitarie come minimo sconsiderate, per andar di eufemismo?
La vanità è stretta parente dell’invidia, è sua sorella gemella: sembra che tutti si preoccupino dell’immagine dell’altro per infangarla, per metterla in ridicolo facendo risaltare la propria. Ovvero quella dello schieramento di riferimento. Leccato Conte, leccata Salis, galli e gallinelle del campolargo; certo questa esagera, non si tiene, ce la mette tutta per farsi dare in testa: ora il selfie coi piedini scalzati dalle calzature di lusso, ora la foto di corsa col pettorale a suo nome così, memento voti, quando sarà, a differenza degli altri che sono solo un numero, lei no, lei è una griffe, è Salis, creatura renziana. Fino al climax della copertina patinatissima su Vanity fair, vanitas vanitatis et omnia vanitas. Senza misura, senza scrupolo né senso del ridicolo: ma chi te credi da esse, un supereroe di Stan Lee? Ma Salis sa, almeno questo lo sa, che l’immagine è tutto e divora tutto il resto, ogni contenuto. Quasi un passaggio di consegne, di copertine dall’altro meganarciso della politica, già, proprio il Renzi che non per niente è il vero regista dell’operazione ed è lui, anche lui che vogliono colpire i satelliti agitati delle cinque stelle.
Alla larga, rigorosamente, da ogni contenuto, l’abbiamo visto una volta di più (e di troppo) al confronto o disfida col general Vannacci, un altro che quanto a “specchio delle mie brame”… Sempre da Fedez, e dove sennò? Tutto un ammiccare, un parlar d’altro, un insinuare, un tracciare strategie, alleanze, compromessi, manovre, intrighi, di qualcosa di lontanamente reale, fattuale, neanche l’ombra di un’ombra: la politica “delle cose” non interessa a nessuno e men che meno a questi influencer che al loro cospetto pure l’ex signor Ferragnez è un grigio burocrate da prima repubblica. Che non c’è niente di male, capiamoci, nel rifinire un’immagine, nel rendersi presentabili, perfino appetibili, solo che a questo segno l’immagine è un cannibale allo specchio, è fine a se stessa, eiaculazione egolatrica. Immagine come presunzione, come soluzione, il basto io che si impone e si assolve rimuovendo qualsiasi assunzione di responsabilità. Ma sì. In fondo Salis, Renzi, volendo tutti gli altri, anche la Lella, anche l’altra Salis, quella “cattiva”, quella meno da coverstory, fanno parte di uno stesso film, aiuto regia di Fausto Brizzi, già filmmaker leopoldino.
I grillettari di laboratorio sono scatenati, tengono la schiuma alla bocca, braccano insultano tutti quelli che attaccano Conte, che non gradiscono la sua predestinazione a caro leader indiscusso della sinistra largaccampata, allacciascarpa scarpallaccia. E Conte è molto forte mediaticamente, non solo, non tanto sui social quanto nelle televisioni, tutte a cominciare dalla Rai dove la melonia baronale ha fatto, sicuro, campagna acquisti ma a comandare davvero sono ancora quelli di prima, anche da ruoli secondari, da poltrone intermedie, ma possono riservare spazio spropositato e ossequioso al bresidende del gonsiglio graduido del passato e chissà del futuro rispetto a tutti gli altri, a cominciare dalla presidente del Consiglio attuale, trattata come una che passa di lì.
A proposito, noi non insinueremo neanche per un momento che dietro gli scomposti attacchi di qualche sottopancia putinano su “puttameloni” covino le solite volgarità manovriere della politica italiana di laboratorio tesa a delegittimare spasmodicamente, istericamente da una parte la concorrenza interna delle Salisiane “alte un metro e ottanta”, e qui ci senti il complesso d’inferiorità di chi è più polposa ma bassa, dall’altra quella dell’antagonista di governo che si tende a dipingere come isolata in un colpo solo dall’America e dalla Russia. Che poi è la fine che a un certo punto aveva fatto Aldo Moro anche se oggigiorno, per fortuna di tutti, i tempi sono diversi e l’esecuzione è “solo” mediatica, politica. Ma c’è, e se i boia cambiano, i mandati restano gli stessi.
Ma queste, per l’appunto, sono alchimie di laboratorio della cattiva politica quella vecchia, corrotta, maschilista fascista cattolica, giammai quella onestah a schiena drittah, limpidah dei grillini, ex grillini in perenne mutazione, come i virus, carne frescah, freschissima, mica quella sintetica di Bill Gates, il signore dei vaccini che in videochiamata otteneva udienza e rispettosa udienza dal politico genuino nostrano Giuseppi Conte, sorto come un prodigio spontaneo da Volturara Appula.
Max Del Papa, 22 aprile 2026
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