Il titolo di questo articolo è in parte un voler parafrasare la famosa poesia e il successivo romanzo di Primo Levi, “Se questo è un uomo”, e in parte raccoglie e fa propria la dichiarazione rilasciata dalla nostra Premier Giorgia Meloni in esito a una giornata, quella del 25 aprile appena trascorsa, piena di scontri, invettive, assalti, addirittura spari, e che, riferendosi a tutte queste violenze, ha chiosato: “Se questa è la democrazia, abbiamo un problema”.
Se questa è la festa della Liberazione, se questo è un uomo, se questa è la democrazia. C’è un filo conduttore in queste tre frasi, e vi dico il perché.
Perché in qualche modo hanno, quale radice comune, l’Anniversario della Liberazione, la ricorrenza che dovrebbe trasmettere al popolo italiano i valori della democrazia, della libertà di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, la liberazione dalla violenza politica, dall’oppressione delle dittature, ma che, a quanto pare, se non in tutta Italia, sicuramente in alcune tra le sue piazze più importanti, come Roma, Milano, Firenze, Bologna, Bergamo ed altre ancora, ha trasmesso sentimenti diametralmente opposti.
Primo Levi, nel suo capolavoro, ci parlò della condizione disumana vissuta dagli ebrei — e non solo — nei campi di concentramento nazisti. Un genocidio ideato dal vertice del Partito Nazionalsocialista, ma messo in atto con la complicità dei “volenterosi carnefici di Hitler” (dal libro di Daniel J. Goldhagen), cioè dalla gente comune, dal vicino di casa, dai tranquilli cittadini tedeschi, da quelle persone perbene che improvvisamente, quasi dal nulla, emersero ferocemente con il loro antisemitismo prima mimetizzato.
Ebbene, se tantissimi ebrei dovettero affrontare la terrificante bestialità della Shoah, una parte di loro prese le armi, dando vita al primo embrione di quello che diverrà l’attuale esercito israeliano: la Brigata Ebraica, che combatté valorosamente tra le fila dell’esercito inglese nella Campagna d’Italia della Seconda guerra mondiale e per la quale fu insignita della Medaglia d’Oro al Valor Militare nel 2018 dal Presidente Sergio Mattarella, per il suo contributo alla Resistenza e alla Liberazione.
E qui sta la prima considerazione e la prima domanda: con quale autorità morale hanno allontanato, anzi cacciato, i rappresentanti della Brigata Ebraica, la cui bandiera è del tutto simile a quella israeliana, al grido di “siete saponette mancate”, “viva Hitler” e “fuori i sionisti dal corteo” del 25 aprile a Milano? La Brigata Ebraica, Medaglia d’Oro per la Resistenza e la Liberazione, cacciata e insultata nel bel mezzo dell’Anniversario della Resistenza e della Liberazione. Come si può non vedere questo assurdo cortocircuito?
Chi ha voluto o tollerato tutto questo dovrebbe solamente vergognarsi e tornare a studiare la storia, perché evidentemente non la conosce affatto.
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Giorgia Meloni, al termine della giornata di ieri, ha postato: “Se questi sono quelli che dicono di difendere libertà e democrazia, direi che abbiamo un problema”, aggiungendo: “Durante alcune delle manifestazioni per il 25 aprile, cioè manifestazioni che dovrebbero celebrare la libertà contro ogni oppressione: aggressioni contro chi portava una bandiera ucraina (tra cui anche esponenti politici), cioè la bandiera di un popolo che combatte per la sua libertà contro un invasore. Si sono viste addirittura immagini indegne di un anziano a cui viene impedito di partecipare alla manifestazione; sindaci democraticamente eletti, di ogni schieramento politico, contestati e insultati; cartelli e targhe in ricordo delle foibe imbrattati; la Brigata ebraica insultata in piazza e costretta ad allontanarsi dal corteo sotto scorta delle forze dell’ordine.”
E vengo alle considerazioni finali. È ancora possibile, nel 2026, che possano accadere (anzi aumentino di anno in anno) queste violenze e queste intimidazioni?
Anche la Germania è riuscita a fare i conti col suo passato, più scabroso del nostro (Vergangenheitsbewältigung), e ora guarda solamente avanti, mentre in Italia siamo ancora prigionieri di un passato che non c’è più, ma che per alcuni non muore mai.
E allora lo scrivo di nuovo: 25 APRILE, SE QUESTA È LA FESTA DELLA LIBERAZIONE, DELLA DEMOCRAZIA, DELLA LIBERTÀ!
Sergio De Santis, COL. (RIS.) della Guardia di Finanza, 27 aprile 2026
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