Si presenta come un’iniziativa umanitaria spontanea, retta da piccoli contributi volontari e dalla coscienza civile del mondo. Eppure, se si segue il denaro con la necessaria pazienza analitica, il perimetro della Freedom Flotilla Coalition rivela qualcosa di meno rassicurante. Non è un’abduzione speculativa: è una mappa documentata, con nomi, fotografie, liste rinvenute a Gaza dall’IDF e dossier elaborati da intelligence occidentali.
Zaher Birawi: il fondatore scomodo
Il nome che ricorre con cadenza ossessiva è quello di Zaher Birawi, palestinese-britannico residente a Londra, fondatore della Freedom Flotilla Coalition. Il governo israeliano lo identifica come membro operativo di Hamas, capo del “settore Hamas” del PCPA (Conferenza per i Palestinesi all’Estero, designata organizzazione terroristica nel 2021), e già presidente del Palestinian Return Centre, riconosciuta da Israele come articolazione di Hamas. Birawi ha guidato la British Muslim Initiative, è stato fiduciario dell’Union of Good, classificata dal Tesoro USA come organizzazione di supporto al terrorismo fin dal 2008, ed è fotografato con Ismail Haniyeh nel 2012. Nel 2019 organizzò a Londra un convegno dal titolo “Understanding Hamas”. Una biografia non esattamente virginale.
Saif Abu Kashk e Cyber Neptune
Accanto a Birawi opera Saif Abu Kashk, membro del comitato direttivo della Flotilla e della PCPA, residente a Barcellona. È il CEO di Cyber Neptune, società spagnola che controlla alcune delle imbarcazioni partite da porti greci, italiani e catalani. Abu Kashk è stato arrestato in Egitto nel giugno 2025. Le sue collaborazioni includono Yahia Sarri, affiliato ai Fratelli Musulmani, ritratto con i vertici di Hamas. Fondi opachi, navi reali.
La rete sommersa
Muhammad Nadir Al-Nuri, fondatore della malese Cinta Gaza Malaysia, ha finanziato strutture sotto diretto controllo di Hamas ed è stato fotografato accanto al dirigente di Hamas Ghazi Hamad. Mohammad Hannoun, sanzionato dal dipartimento del Tesoro USA come propaggine italiana di Hamas, aveva già promosso la Freedom Flotilla nel 2010 tramite la sua ABSPP, raccogliendo fondi con causale inequivocabile. L’IHH turca, ONG co-fondatrice della Coalition nel 2010, figura nelle liste di diverse agenzie di intelligence israeliane, americane e britanniche per i suoi legami con organizzazioni estremiste islamiche. Samidoun, rete vicina al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, messa al bando da Israele, Germania, Stati Uniti e Canada, ha avuto suoi esponenti a bordo di almeno una delle imbarcazioni.
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Israele ha reso pubblici documenti rinvenuti a Gaza, firmati dall’allora leader Hamas Ismail Haniyeh, che documenterebbero il coinvolgimento diretto del PCPA nell’organizzazione e nel finanziamento delle missioni. L’Istituto Milton Friedman ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma. Ignorare queste evidenze, o archiviarle come “propaganda israeliana”, o “Hasbara” è un atto cognitivamente protervo, non una posizione critica.
Il crowdfunding pubblico esiste, certo: 3,2 milioni di euro raccolti su piattaforme come Chuffed.org e Produzioni dal Basso, con il sostegno di Banca Etica. Donatori in buona fede, ignari di chi stia al timone.
Il meccanismo è collaudato: si usa la nobiltà della causa per schermarne i gestori. Greta Thunberg e Thiago prezzemolino ci mettono la faccia, qualche parlamentare barricadiero pure, insieme a manifestanti entusiaste che ballano inconsapevoli della fine che farebbero a Gaza se qualche zelante miliziano vedesse le loro performance si agitano in favore di camera… e BIRAWI sorride soddisfatto!
Giulio Galetti, 24 maggio 2026
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