Mentre si infiamma il rush finale prima del voto, l’attore Elio Germano ha deliziato la platea degli elettori sfornando un suo secondo videomessaggio contro il referendum sulla riforma della giustizia. Quaranta secondi di puro genio creativo in cui ripete ossessivamente “No”. “No”. “No”. Con variazioni di tono e di espressività e nulla più: nessuna argomentazione, nessun dato convincente, nessuna citazione alla santità della Costituzione (menomale, almeno questo…).
Solo un attore che, invece di recitare dignitosamente in un film, recita la facilissima parte del rivoluzionario da salotto ripetendo una parolina ossessivamente e trasformando il voto non in uno strumento consapevole per cui vale la pena documentarsi, ma in un atto di fede tale per cui dire “NO” è un dogma demiurgico. Questo spot è l’emblema perfetto del fronte del No: un raduno di intellettuali e sedicenti tali che ha deciso di sedersi sul divano dell’elitismo morale e millantare catastrofi politiche in caso di vittoria del sì che esistono solo nella loro testa.
La riforma della Giustizia è una roba semplice e lineare. Una riforma che allinea l’Italia al resto dell’Europa (quella da loro peraltro sempre amata e decantata, narrata come l’Eden da raggiungere ad ogni costo). La separazione di funzione requirente e giudicante toglie il conflitto d’interesse interno alla corporazione togata e garantisce che chi indaga non possa coccolare e cercare complicità da chi giudica. Ma per l’opposizione sinistra, per l’ANM e la loro solita pattuglia di intellettuali arruolati ad hoc, è più facile gridare al golpe che spiegare perché sarebbe un disastro. E quindi, perché Germano e i vari Agnelli, Mannoia non entrano nel merito della questione? Perché semplicemente non sanno niente di questa riforma. Non hanno argomenti. Mannoia l’ha persino ammesso da Michele Santoro: “Ma io che ne so? Perché la gente dovrebbe decidere di cambiare la costituzione?”.
Ah però! Hai capito i democratici? Quelli che “il potere spetta al popolo”? Quelli che “la gente deve scendere in piazza contro le élite”? Quando il popolo ha l’occasione di fare la differenza, anziché esortarlo a documentarsi e a conoscere, lo si derubrica a un branco di pecore che non ha alcuna conoscenza in nessun settore e che quindi non può decidere per se stesso. Bravi, proprio bravi. Questi campano da anni di slogan stantii dimostrando di essere loro i veri retrivi e reazionari: “Attacco alla Costituzione!”, “Fine dello Stato di diritto!”, “Pericolo per la democrazia!”. Frasi vuote sparate da gente che non ha mai letto un solo articolo della riforma ma si sente in dovere di salvare la Repubblica urlando sui social.
E poi guardateli: sono tutti registi che non girano più, scrittori che non scrivono più, cantanti che hanno perso l’ispirazione e cercano di ritrovarla indossando spillette per Gaza. E poi c’è lui, lo ubermensch di questa campagna per il no, Elio Germano, che dopo aver omaggiato Gigi Proietti con un primo spot, ora ci regala questo capolavoro minimalista. Zero analisi, zero proposte alternative, zero voglia di confrontarsi. Insomma, mancano cinque giorni al voto e il fronte del No continua a dispensare perle elettorali arruolando gente che non si vedeva in tv o sui giornali dagli anni 90 e che pur di trovare la ribalta farebbe di tutto. Contenti loro…
Alessandro Bonelli, 18 marzo 2026
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