Uno dei guasti della democrazia occidentale, drammatici guasti ma colti con rassegnazione o indifferenza, sta nella degenerazione dell’informazione in comunicazione per dire tutto e il contrario di tutto, in particolare un berciare isterico che spaccia per notizia le proprie convinzioni o esposizioni. Il non-giornalismo influencer di chi, per dirne una, si imbarca in una avventura militante e poi ti viene a raccontare, frignando, che lo hanno torturato negandogli i social e l’acqua depurata per un paio d’ore.
Comunicazione è la chiave, il trucco: ci si può far passare l’omertà come la posa, il selfie come la provocazione cretina e tutto da scaricare nel mare melmoso di una informazione che non informa più, che sforma, che distorce a partire dalle parole, dalla comprensione degli avvenimenti affidata al linguaggio. Non che esista, che debba esistere giornalismo senza opinioni, anzi il giornalismo come sapeva Nietzche è fatto di interpretazioni, di spiegazioni se è vero che rappresenta la cinghia di trasmissione tra il sapere degli iniziati e il non conoscere delle plebi. Però c’è un modo e c’è un limite: non può essere affidata la funzione democratica a un continuo racconto continuo senza corpo, oltre la faziosità, che scade nell’infantile e nel capriccioso. Così che ci sono siti in pretesa di giornalismo e “oggettivo” giornalismo che sembrano incaricarsi di funzionare da ufficiale diplomatico di collegamento tra le varie anime e penose anime di una sinistra che, per dirne una, trova modo di astenersi sulla mozione in favore di un popolo affogato nel sangue come quello iraniano; così che il fruitore della comunicazione, stordito fin che si vuole, non può non domandarsi, ma questi avranno dei motivi concreti, oltre il fanatismo, oltre la stupidità, per schierarsi regolarmente con le dittature più malfamate.
Dalla venezuelana all’iraniana, fin dagli esordi strampalati non meno che inquietanti del fondatore, l’ex comico Grillo, sulla cui costruzione della setta non si è mai capito, saputo fino in fondo? (qui si aprirebbe un ulteriore fronte polemico, e stuzzicante, su quanti convinti di rappresentare la parte dei cristiani democratici esemplari affidandosi all’ortodosso autocrate Putin che sostiene le dittature comuniste o teocratiche, ne ospita fin che può i capi in disgrazia, si fa rifornire di armi dalla Corea, proteggere dalla Cina popolare).
Bene, oggi uno di questi siti piuttosto allegri si lancia in una intemerata contro “le destre” che, di colpo, si schierano, pensa un po’, in favore dei popoli oppressi e a questo punto più o meno redenti del Sudamerica, del medio oriente. Che senso abbia lo strepitare di questo Francesco Cancellato, direttore del Fanpage, di non sperimentato rigore, di non eccelsa credibilità, resta misterioso: sì, d’accordo, tutta la politica asseconda gli eventi e se ne serve, per sua natura, tutta la politica è, pro domo, ipocrita e opportunista, ma da qui a stupirsi, a sdegnarsi per l’appoggio a gente torturata da decenni! Fatto è che a questi megafoni di loro stessi, in definitiva, non va giù l’intervento esterno da mano americana, trumpiana: non si erano mai accorti, loro per primi, della condizione iraniana, venezuelana, le loro denunce erano volatili o del tutto inesistenti, c’era una sorta di indulgenza, come minimo, per certe dittature da rave party e siccome in Iran non c’è Hamas, c’è solo gente che si rivolta, sobillata fin che si vuole da agenti provocatori americani, occidentali, certi soggetti pigliano d’acido, non gli va giù.
E che vorrebbero? L’astensione grillina, il “meglio oppressi che redenti da Trump”? Dire che “la destra scopre solo ora i diritti e il dissenso” è un nonsenso, un dire tanto per dire ma che non fa riflettere, non fa ridere, fa pena provenendo da gente che i diritti e il dissenso non li ha mai sospettati, né al mondo né, tanto meno, in Italia quando c’era chi li faceva serenamente a pezzi: per questo canale che a volte non si sa come considerare, se informativo o goliardico, scrive, per dirne uno solo, un tipetto che si vantava di “rubare” i tavolini all’aperto ai “novax”, più esattamente gli oppressi da un regime di riferimento, grillopiddino, incostituzionale, repressivo, lo stesso soggetto che di fronte a un confronto con Capezzone scappa a gambe levatissime, e che però è venuto ad infliggerci le sue prigioni israeliane, durate un paio di giri di orologio, con gli agenti che lo chiamavano Bitini. Avrebbe fatto meglio a starsene zitto, perché da allora vive di questo nome d’arte, ma gli premeva l’autoesposizione di stampo influencer, è uno che non perde occasione, uno che perfino i flotilleri a un certo punto avevano allontanato, giudicandolo troppo smanioso di attenzioni.
Non ha logica, non ha senso additare chissà chi, tutti, dal governo italiano alla Ue degli affaristi e dei ladri, a seguito di assetti mutati, travolti dall’intervento di una superpotenza i cui obiettivi restano peraltro tutti da verificare; ha senso, se mai, considerare che certi media non si erano mai occupati, se non in modo omertoso, di quegli stessi contesti brutalmente schiacciati: adesso vengono a far la morale, ma a chi? Su quali basi anzitutto logiche. Una specie di comunicazione, non lo si chiami giornalismo, eternamente fanciullesca, autoreferenziale, da cui si può benissimo prescindere, ma che bene o male rappresenta l’involuzione di una funzione, di un mestiere sempre più frainteso, come una sorta di gioco sia pure finalizzato, perché di vergini, davanti e dietro, nell’informazione non ce ne stanno, da nessuna parte.
Ma un gioco senza regole, senza fondamenti, dove si possono sparare le enormità che si vogliono e subito si va oltre, verso nuove topiche, nuovi sfondoni esibiti nello spregio di ogni rigore elementare, con giusto compiacimento.
Max Del Papa, 18 gennaio 2026
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