Politico Quotidiano

Femminicidio Vannacci, la destra non insegua la sinistra

Dietro la polemica su Vannacci emerge una questione più ampia: quando il diritto penale diventa messaggio identitario, il dibattito giuridico lascia spazio allo scontro ideologico

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La polemica sulle parole di Roberto Vannacci in materia di femminicidio è, come spesso accade, costruita più per indignare che per capire. Lui indica la luna e tutti guardano il dito. Nessuno, seriamente, può pensare che Vannacci volesse diminuire la tutela delle donne o minimizzare la gravità dell’uccisione. Semplicemente ha rilevato che il re è nudo.

Il nuovo reato di femminicidio, infatti, è stato presentato come una grande conquista civile, ma, sul piano strettamente penale, quale tutela concreta ha aggiunto rispetto a quella già esistente? Nessuna: chi uccide una donna commette già uno dei delitti più gravi dell’ordinamento. E quando l’omicidio è aggravato da motivi abietti, da premeditazione, da legami familiari, da condotte persecutorie, da maltrattamenti o da altre circostanze qualificate, il sistema penale prevede già pene severissime, fino all’ergastolo. Dunque il problema non era un vuoto di tutela, ma, semmai, un vuoto di messaggio politico.

Qui sta il vero nodo. Questa norma superflua non è stata voluta dalla sinistra, ma dalla destra di governo. L’errore politico è stato che la destra, anziché rivendicare la propria idea di giustizia — tutela effettiva delle vittime, certezza della pena, prevenzione reale, protezione delle donne in pericolo — ha scelto di inseguire la sinistra sul terreno del simbolismo penale. Ha creato una norma-manifesto, utile a dire “anche noi difendiamo le donne”, ma non indispensabile a punire ciò che era già punito.

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Il paradosso è doppio. Primo: Giorgia Meloni è già, da sola, la dimostrazione storica più evidente che la destra italiana non ha bisogno di lezioni sul ruolo delle donne. È la prima donna Presidente del Consiglio nella storia della Repubblica. Secondo: accettando il linguaggio della sinistra, la destra ha finito per rafforzarne il metodo: trasformare ogni tema sensibile in una bandiera identitaria, ogni reato in una categoria ideologica, ogni discussione giuridica in un processo morale.

Vannacci, con il suo linguaggio diretto, ha detto questo e lo ha detto proprio perché quel fianco era rimasto scoperto. La vicenda complessiva insegna che, quando la destra insegue la sinistra, lascia vuoto lo spazio alla propria destra e, prima o poi, qualcuno lo occupa. Oggi lo sta facendo Vannacci. Domani, probabilmente, lo farà ancora di più.

Giorgio Carta, 17 giugno 2026

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