Politico Quotidiano

Gli amici te li scegli, il papà no

Report, il padre di Giorgia Meloni e la frequentazioni di Ranucci con Lavitola

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Nei giorni in cui Valter Lavitola, amico “fraterno” di Sigfrido Ranucci, viene arrestato con l’accusa di essere il mandante della bomba esplosa sotto casa del giornalista, è il caso di andare a ripescare nelle teche Rai questa puntata, di cui vi proponiamo qui sotto un estratto. Perché è la prova provata di come frequentazioni o parentele siano trattate con pesi diversi e misure altrettanto disuguali in base a chi sia il malcapitato di turno.

Breve passo indietro. Era il 14 gennaio del 2024 e Report indagava su presunti rapporti tra la mafia milanese e Fdi, arrivando a pubblicare la testimonianza del pentito Nunzio Perrella, secondo cui il padre di Giorgia Meloni, già arrestato per narcotraffico, sarebbe stato in affari con il boss Michele Senese. Fdi se ne lamentò molto e si discusse a lungo di quel servizio, visto e considerato – come spiegato dallo stesso Ranucci durante la puntata – che le sorelle Meloni non hanno più avuto rapporti con il padre da quando avevano 11 e 13 anni.

Perché parlare ora di quella polemica, finita ormai nel dimenticatoio? Perché un detto molto comune afferma che “gli amici li scegli, i parenti no”. Sorprende quindi che Ranucci si stupisca se molti oggi storcono il naso di fronte alla sua vicinanza con Lavitola, dal quale, a detta del pm, era “manipolato” e di cui, parafrasando Nicola Porro nel suo Substack, sembra quasi l’amante cornuto che non vuole farsene una ragione. È in corso “una character assassination mai vista qui in Italia”, lamenta Sigfrido. Ma se il nome della premier andava messo in relazione alle malefatte del papà, perché una notizia è una notizia, nonostante i due non si parlassero da decenni, il minimo che si possa fare oggi è chiedersi come mai Ranucci (personaggio pubblico) fosse in rapporti così stretti con il faccendiere berlusconiano. Che non sarà un trafficante. Non sarà un mafioso. Ma non ha neppure la fama di santo patrono degli innocenti.

Noi ce ne freghiamo se Lavitola sia o meno il mandante di quella bomba. Per ora è innocente, fino a prova contraria. Il focus qui va spostato sulla frequentazione. Un cronista può avere contatti pure con Satana, se si siede a quel tavolo con un cucchiaio bello lungo. Ma se di mestiere fai la morale agli altri su fotografie, contatti, eventi, rapporti, un minimo di accortezza ci vuole. E infatti qualche dubbio sull’opportunità di instaurare un rapporto confidenziale extra-lavorativo con Lavitola lo ha avuto anche Walter Verini, giornalista, esponente Pd, non certo un meloniano, eppure convinto che si trattasse di una frequentazione “grave”.

Cioè, voglio dire: Meloni il padre non ha potuto sceglierselo, eppure è stata messa alla gogna da Report; Ranucci, invece, gli amici poteva selezionarli ben bene. E ora vorrebbe che nessuno ne contestasse le scelte?

Giuseppe De Lorenzo, 11 agosto 2026

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