Politico Quotidiano

Allarme dal sondaggio: attenti, qui tra un anno governa la sinistra

Il campo progressista supera il centrodestra di governo. Con Vannacci la partita torna in equilibrio, ma la nuova legge elettorale può trasformare il vantaggio del campo largo in una maggioranza solida in Parlamento

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I numeri, questa volta, meritano di essere guardati senza troppi giri di parole. Perché il nuovo sondaggio Ipsos pubblicato dal Corriere della Sera fotografa un equilibrio politico molto diverso da quello uscito dalle urne nel 2022. E soprattutto consegna al centrodestra un dato con cui fare i conti: se si votasse sulla base degli attuali rapporti di forza e Roberto Vannacci restasse fuori dalla coalizione, l’area progressista partirebbe con un vantaggio superiore ai cinque punti. Tradotto: il rischio di un esecutivo Conte-Schlein si fa sempre più concreto.

Partiamo dai partiti. Fratelli d’Italia resta saldamente la prima forza con il 26,4 per cento. Ma attorno al partito di Giorgia Meloni qualcosa si muove. La Lega scende al 4,7 per cento, perdendo quattro decimali, Forza Italia arretra al 7,3 per cento, un punto in meno rispetto al mese precedente, mentre Noi moderati resta all’1 per cento. La vera novità è Futuro nazionale di Roberto Vannacci: cresce di 1,7 punti e arriva all’8,8 per cento.

Dall’altra parte il Partito Democratico è dato al 19,5 per cento, in calo di sei decimali. Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle restano però al 14,5 per cento, mentre Alleanza Verdi e Sinistra è stabile al 6,3. Basta sommare Pd, Cinque Stelle e Avs per arrivare al 40,3 per cento. Aggiungendo gli aspiranti cespugli – Italia viva e +Europa, entrambe stimate al 2,1 per cento – il campo allargato raggiunge invece il 44,5 per cento.

Ed è qui che il sondaggio diventa particolarmente interessante in vista delle prossime politiche. Il centrodestra formato dagli attuali partiti di governo – FdI, Forza Italia, Lega e Noi moderati – si ferma infatti al 39,4 per cento. Più di cinque punti sotto il 44,5 ottenuto dalla somma delle forze del centrosinistra allargato.

Ipsos invita però a non fermarsi alla semplice addizione dei voti. Quando agli intervistati vengono sottoposte direttamente le coalizioni, l’alleanza progressista viene stimata al 43,9 per cento e il centrodestra tradizionale al 38,7. Anche in questo caso il distacco rimane consistente. Lo scenario cambia invece se Futuro nazionale entra organicamente nello schieramento: il centrodestra allargato viene stimato al 45,7 per cento, contro il 45,2 dell’alleanza progressista. Mezzo punto appena, dunque, con una partita completamente aperta.

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Numeri che acquistano ancora più peso alla luce della riforma elettorale in discussione in Parlamento. Il testo approvato dal Senato il 15 settembre prevede un sistema proporzionale con un premio di maggioranza per la lista o la coalizione che raggiunga almeno il 42 per cento e risulti prima in entrambi i rami del Parlamento. Il premio è di 70 deputati e 35 senatori, con un tetto massimo complessivo di 220 seggi alla Camera e 113 al Senato. Ma la riforma, modificata a Palazzo Madama, deve ancora tornare alla Camera per l’approvazione definitiva.

È questo il dato da tenere d’occhio. Se gli attuali rapporti di forza rimanessero invariati, un centrosinistra unito sarebbe sopra la soglia del 42 per cento prevista dalla riforma e potrebbe quindi concorrere per il premio di governabilità, a condizione di risultare la coalizione più votata in entrambe le Camere. Lo stesso, tuttavia, varrebbe per un centrodestra allargato a Vannacci, che nello scenario Ipsos arriva al 45,7 per cento.

Insomma, più che consegnare già oggi Palazzo Chigi a qualcuno, il sondaggio manda un messaggio piuttosto chiaro ai partiti della maggioranza: senza ricomporre l’area che oggi si divide tra governo e Futuro nazionale o senza un’inversione di tendenza ben marcata, i numeri diventano molto più complicati. Sul fronte opposto resta poi aperta un’altra questione tutt’altro che secondaria: chi guiderebbe un’eventuale coalizione composta da Pd, Movimento 5 Stelle, Avs e forze centriste. Senza dimenticare che il programma non esiste e le divisioni sui principali dossier sono profonde.  E il sondaggio misura i voti, non risolve il duello politico tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Ma una cosa la certifica: a un anno dal voto, la distanza tra i due blocchi dipende ormai in larga parte da come verrà ridisegnato il perimetro del centrodestra.

Massimo Balsamo, 26 settembre 2026

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