Politico Quotidiano

Grazia a Roggero, eh no Mattarella: per Minetti era colpa di Nordio, ora tutto potere tuo?

C’è voluto l’ingresso in carcere di Roggero e la sua intemerata verso il presidente della Repubblica per sparigliare le carte

mario roggero sergio mattarella
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Dopo settimane di illazioni e farneticazioni rivolte al Ministero della Giustizia e al Colle sulla grazia a Nicole Minetti, la nutrita fauna degli intellettuali progressisti ha improvvisamente cambiato registro. Il motivo? Molto semplice: Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori che avevano aggredito lui, la moglie e la figlia nel suo negozio nel 2021, ha citato (con una notevole verve polemica) proprio la grazia concessa da Sergio Mattarella all’ex igienista dentale prima di costituirsi nel carcere di Bollate.

Sostanzialmente il gioielliere ha detto di aspettarsi un provvedimento favorevole dal Presidente della Repubblica, visti i precedenti recenti. E così, chi aveva dipinto il provvedimento presidenziale verso Minetti come uno strano atto di favoritismo o di scarsa trasparenza, si è trasformato in uno strenuo difensore del Quirinale e persino del Ministero di Nordio!

La vicenda è nota. Nicole Minetti, ex consigliera regionale coinvolta nei processi Ruby bis e Rimborsopoli, era stata condannata in via definitiva a tre anni e undici mesi per induzione alla prostituzione e peculato. Mattarella le ha concesso la grazia a febbraio 2026 per motivi umanitari, legati alle gravi condizioni di salute di un minore a lei affidato che richiede cure specializzate. Il Quirinale ha seguito la prassi: pareri favorevoli del ministro Nordio e della Procura generale di Milano. Quando sono emerse polemiche, soprattutto dal Fatto Quotidiano, il Colle ha chiesto verifiche ulteriori, che hanno confermato la regolarità del provvedimento. Non è emerso nulla di rilevante e quindi la Grazia è stata confermata.

Eppure, per settimane non si è parlato d’altro: persino Mattarella, graditissimo ai progressisti, è stato accusato di opacità, di proteggere inspiegabilmente figure vicine a certi ambienti. C’è voluto l’ingresso in carcere di Roggero e la sua intemerata verso Mattarella per sparigliare le carte. Improvvisamente, la difesa d’ufficio: la stessa sinistra che per settimane invocava chiarezza su Minetti ora difende strenuamente l’atto di clemenza del Quirinale.

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Insomma, le solite storie: in questo caso Roggero è un nemico più grande di Minetti. E il nemico del nemico della sinistra finisce per diventare il suo migliore amico, lo si sa. L’evento fondamentale dopotutto a sinistra pare, come sempre, essere un altro: mostrare maggiore empatia verso chi viola la legge rispetto che verso le vittime o i cittadini onesti che, stremati e impotenti, talvolta finiscono per reagire. Roggero rappresenta un dramma purtroppo sempre più frequente in Italia: un uomo di 72 anni, padre e nonno, che vede la sua vita distrutta dopo aver sparato in una situazione di estremo pericolo, dopo aver visto più volte la famiglia sotto minaccia.

Ma qui il punto centrale non è Roggero, non è Minetti, né la grazia e né tantomeno la sinistra. Il punto è la percezione che i cittadini hanno nei confronti della giustizia. Gli italiani vedono la magistratura come qualcosa di estremamente distante ed è questo il vero dramma di questa triste vicenda. E certamente le giravolte ideologiche della politica e gli attacchi d’ufficio decontestualizzati verso un onesto lavoratore rapinato cinque volte sono cisterne di benzina su un incendio.

Alessandro Bonelli, 19 luglio 2026

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