Il copione è sempre lo stesso, oliato alla perfezione per occupare il centro della scena mediatica. Così come l’obiettivo: stupire, polarizzare e spostare l’asse del dibattito verso figure dall’alto impatto identitario. Dopo i “colpi ad effetto” messi a segno nel recente passato con i vari Aboubakar Soumahoro, Ilaria Salis e Mimmo Lucano, la fucina di Alleanza Verdi e Sinistra non ha alcuna intenzione di fermarsi e guarda già alle primarie del cosiddetto “campo largo”, agitando non poco i vicini di coalizione.
Da giorni, nei corridoi del partito guidato da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni circolano con insistenza idee e nomi che, se confermati, rischierebbero di far saltare gli equilibri della coalizione. Il primo nome sul tavolo, che scalda i motori già da qualche settimana, è quello di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati: un profilo ad altissima esposizione internazionale e perfetto per presidiare la bandiera della sinistra più radicale.
L’operazione non nasce oggi. In passato c’era già stato un tentativo di Alessandro Di Battista di portarla nel suo movimento e, per Fratoianni e Bonelli, la discesa in campo della giurista avrebbe una valenza strategica ben precisa: intercettare il consenso più duro e puro e fare concorrenza al Movimento 5 Stelle, complice anche la scadenza del mandato Onu della giurista, prevista per la primavera del 2028.
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Ma il vero colpo di scena delle ultime ore, capace di scompaginare ulteriormente i tavoli della coalizione, porta dritto a un volto notissimo del giornalismo d’inchiesta televisivo: Sigfrido Ranucci. L’idea di coinvolgere il conduttore di Report nella corsa alle primarie, caldeggiata da dirigenti e sostenitori di AVS, tra cui lo stesso Mimmo Lucano, sta letteralmente agitando le acque del campo largo. Una suggestione politica fortissima, emersa proprio mentre Ranucci è al centro del caso Lavitola e delle relative tensioni interne alla Rai.
La strada per concretizzare una candidatura di questo calibro è ovviamente in salita e ancora tutta da verificare. Ma il solo fatto che il nome circoli negli ambienti del partito dice molto della strategia di AVS, orientata a puntare costantemente su outsider mediatici per polarizzare il dibattito. Da Soumahoro a Salis, passando per Lucano, fino ad arrivare oggi ad Albanese e Ranucci, il filo conduttore del partito guidato dal duo Bonelli-Fratoianni resta cristallino: cercare un effetto mediatico dirompente, trasformando la candidatura in un vero e proprio manifesto politico e identitario. Una tattica spregiudicata che garantirebbe al partito di Bonelli e Fratoianni visibilità e centralità, ma assai poco gradita anche dagli stessi alleati del “campo largo”.
Salvatore Di Bartolo, 25 agosto 2026
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