Si consuma in Aula uno strappo politico, il primo, nei rapporti tra governo e FuturoNazionale. Nel giorno della fiducia sul decreto bollette, i deputati vicini a Roberto Vannacci scelgono di votare contro, rompendo uno schema che finora aveva distinto il dissenso sui provvedimenti dal sostegno all’esecutivo.
Ad annunciare la linea è Rossano Sasso, che parla apertamente di un voto contrario e rinvia al proprio intervento in Aula per le motivazioni: un passaggio che, nelle intenzioni, dovrà chiarire pubblicamente le ragioni della scelta. Secondo quanto emerge, insieme a lui voteranno no anche Edoardo Ziello ed Emanuele Pozzolo, i tre rappresentanti vannacciani alla Camera.
La novità sta proprio nel merito della decisione: in precedenza, come avvenuto l’11 febbraio sul decreto relativo alle forniture militari all’Ucraina, il gruppo aveva bocciato il testo senza però negare la fiducia al governo. Questa volta, invece, il no si estende anche al passaggio più politico, quello che misura il rapporto con l’esecutivo.
A preannunciare la svolta era stato lo stesso Vannacci poche ore prima, parlando di una valutazione ancora in corso e sottolineando che «la fiducia è un sentimento reciproco». Un concetto che ora si traduce in un segnale politico esplicito: «daremo un segnale forte», ha detto, definendo il decreto un provvedimento incapace di raggiungere gli obiettivi.
“Da quando ci siamo costituiti abbiamo sempre tenuto la porta aperta a Meloni, votando a favore della fiducia, ma mantenendo la nostra contrarietà su molte tematiche come il sostegno all’Ucraina, affermando che il nostro perimetro è e rimane quello alternativo alla sinistra. Inspiegabilmente, siamo stati ignorati dal presidente del consiglio e le nostre proposte, a favore degli italiani, sono state tutte rigettate”, ha detto il deputato Edoardo Ziello. “Evidentemente, Meloni ha scelto di non volere il Generale, Roberto Vannacci. Noi ne prendiamo atto con rammarico e siccome la fiducia deve essere reciproca non possiamo più votargliela. Questa posizione rimarrà tale finché continueranno ad esserci indifferenza e censura”.
Gli fa eco Pozzolo: “Non si tratta solo di una divergenza tecnica, ma di una distanza che sta diventando politica. Avevamo proposto misure concrete: abbattimento dell’IVA, aumento della soglia ISEE e revisione degli oneri di sistema. Dal Governo, però, solo pernacchie”. L’ex onorevole di Fdi, cacciato per il caso della pistola a Capodanno, ha aggiunto: “Quando si tornerà a mettere al centro l’interesse nazionale, ci troveranno pronti. Fino ad allora, di fronte a bollette più alte e pernacchie, la nostra posizione sarà a fianco degli italiani. Gli italiani meritano rispetto e risposte. Non pernacchie”.
Nel frattempo, il leader di Futuro Nazionale ha ribadito anche alcune delle sue priorità politiche, tracciando quelle che definisce “linee rosse” non negoziabili. Il primo strappo, dunque. Che però rende palese anche un altro fattore: al momento, finché i Vannacciani non passeranno dalla prova del voto, i loro tre deputati non possono impensierire la tenuta dell’esecutivo.
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


