Il problema del campo largo non è soltanto convincere gli italiani a mandare a casa Giorgia Meloni. Prima ancora, Elly Schlein e Giuseppe Conte dovrebbero riuscire a convincere i propri elettori che la coalizione esiste davvero, che è unita e che sarebbe capace di governare. Perché, a giudicare dall’ultimo sondaggio Only Numbers per Porta a Porta, il centrosinistra ha un problema piuttosto imbarazzante: non riesce a rassicurare nemmeno chi dovrebbe votarlo.
Partiamo dal dato più clamoroso. Alla domanda se il campo largo sia oggi una coalizione unita e coesa, il 44,7% dei suoi stessi elettori risponde di no. Soltanto il 41,7% risponde affermativamente. Tradotto: tra i sostenitori dell’alleanza progressista prevalgono quelli che non credono alla sua compattezza. E non stiamo parlando degli elettori di Fratelli d’Italia, della Lega o di Forza Italia. Stiamo parlando di chi, almeno sulla carta, dovrebbe sostenere Schlein e Conte.
Ma il vero guaio arriva quando si passa dalla fotografia delle alleanze alla sostanza politica. Perché una cosa è mettersi insieme per battere Meloni, un’altra è trovare un programma sul quale governare per cinque anni. E anche su questo fronte i numeri sono impietosi. Il 43,8% degli elettori di centrosinistra non ritiene superate le divergenze politiche tra i partiti della coalizione. E quasi uno su cinque, il 18,7%, non sa nemmeno esprimere una valutazione. Segno che la sintesi politica tanto annunciata continua a essere, per una fetta consistente dell’elettorato, più una promessa che una realtà.
Ed è difficile sorprendersi. Basta pensare alle differenze tra Pd e Cinque Stelle sulla politica estera, sul riarmo e sulle spese militari. Oppure alle tensioni per la presenza di Matteo Renzi nella coalizione, con Giuseppe Conte che continua a chiedere garanzie a Elly Schlein. Per non parlare delle primarie, che dovrebbero scegliere il candidato premier ma rischiano di trasformarsi nell’ennesima resa dei conti tra i due principali leader dell’opposizione.
Il paradosso è evidente. Il campo largo nasce per mettere insieme tutte le opposizioni e costruire un’alternativa al centrodestra. Ma più si allarga, più deve tenere insieme sensibilità, programmi e interessi politici differenti. E soprattutto più diventa difficile spiegare agli elettori quale sarebbe la linea di un eventuale governo. Schlein può continuare a parlare di unità. Conte può assicurare che l’obiettivo comune è mandare a casa Meloni. Ma i sondaggi raccontano che la semplice avversione alla presidente del Consiglio non basta a creare una coalizione credibile. Non basta sommare le percentuali di Pd, M5S, Avs, Italia Viva e +Europa per dimostrare che quegli elettori siano pronti a sostenere tutti lo stesso progetto.
Ed è questo il punto politicamente più significativo: mentre il centrosinistra discute di premi di maggioranza, primarie, leadership e alleanze, una parte consistente del suo stesso elettorato continua a chiedersi se i partiti che dovrebbero governare insieme siano davvero capaci di andare d’accordo.
In fondo, il campo largo ha un problema ancora più grande di Meloni: deve convincere il campo largo. Perché se non credono alla coalizione neppure quelli che dovrebbero votarla, figurarsi quanto sarà facile persuadere gli indecisi.
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