Politico Quotidiano

Il caso Alida Valli, ennesimo oltraggio alla memoria

Bocciata per la seconda volta la proposta di dedicarle un luogo della città: polemiche sulla politica locale e sull’oblio di una delle più grandi icone del cinema italiano.

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Ci deve essere qualcosa a Como che non capiamo, o non sappiamo, sul perché ancora una volta la città, ma sarebbe più corretto dire i suoi sindaci e i suoi consiglieri comunali di passaggio, abbiano nuovamente negato ad Alida Maria Laura Altenburger von Marckenstein und Frauenberg (Pola, 1921 – Roma, 2006), ma da intere generazioni di italiani semplicemente conosciuta come Alida Valli — diva indimenticabile del cinema e della cultura italiana — un luogo del ricordo, un posto della memoria. Il tutto con un accanimento che sarebbe ridicolo se non fosse anche gravemente offensivo per la sua memoria.

La prima iniziativa di questa assurda vicenda inizia nel centenario della nascita della Valli (1921-2021), con una mozione consiliare di Fratelli d’Italia, la cui bocciatura finì per lacerare tutti gli schieramenti, sia di maggioranza sia di opposizione. All’epoca, fra i tantissimi commenti indignati del mondo della cultura, della politica — anche nazionale — e dell’informazione, così si espresse il Corriere della Sera, in un forum di Aldo Grasso (“Televisioni”), che bollò la vicenda con un titolo eloquente: “Alida Valli e la politichetta comasca, comense, comacina”.

Aggiungeva l’articolista Silvano De Lazzari:Alcune dichiarazioni dei contrari meritano una menzione speciale per la grande intelligenza che esprimono:  Claudio Borghi – Lega: Alida Valli era venuta a Como all’età di otto anni, quindi non per sua scelta; Rapinese, omonima lista: credo che nessun comasco abbia mai visto un film di Alida Valli; M5S: ci sono priorità più urgenti (il vecchio e caro benaltrismo).

Per la cronaca e per gli… di cui sopra, Alida Valli arrivò a Como all’età di otto anni e vi rimase fino alla prima giovinezza, frequentò le elementari, le medie dalle Canossiane e il liceo classico Volta, dove il padre — docente di filosofia — era preside”. Ovviamente, non mancò la risposta risentita del nipote dell’attrice, l’attore Pierpaolo De Mejo, che così si espresse: “Mia nonna era anche legatissima alla città di Como, dove ha trascorso la sua infanzia e girato alcuni dei suoi film più belli, quindi è davvero inconcepibile una decisione di questo tipo.

A chi ha votato contro consiglierei di studiare a fondo chi era Alida Valli e cosa ha rappresentato questa attrice per il cinema, il teatro e per la storia del nostro Paese, e non solo. Per fortuna il pubblico lo sa. È davvero triste che l’arte venga strumentalizzata in questo modo e debba inginocchiarsi di fronte a bagatelle locali tra partiti”.

Ebbene, il fantastico mondo della politica locale di Como ci è ricascato nuovamente. Se nella prima mozione del 2021 si chiedeva di intitolare una parte del lungolago “più bello del mondo” all’attrice, scatenando le ire dei puristi, nella mozione presentata nuovamente da Fratelli d’Italia cinque anni dopo, nel ventennale della morte (2006-2026), si chiedeva più semplicemente di individuare un qualsiasi luogo della città, a completa discrezione della Giunta.

Poteva essere l’occasione per ricucire uno strappo doloroso quanto inutile, e invece no: anche questa richiesta è stata rispedita al mittente con la seguente dotta motivazione del sindaco Rapinese: “Grande professionista nel suo settore (sic!), ma temo che, se oggi dovessimo intitolare tutti i luoghi di cui le persone si sono innamorate, dovremmo dedicare ogni metro quadro della città alle star che oggi sono in giro per il mondo a magnificare Como. «Non voglio sminuire l’importanza di Alida Valli, nulla di personale (eh già! ndr), ma non avverto l’esigenza: concedere tale onore deve essere attentamente valutato e, dopo averlo fatto, il parere non può che essere negativo».

Cosa altro possiamo aggiungere a questa ignominia, a questo affronto a una donna che, in vita, soffrì tantissimo; che fu esule istriana; che visse e studiò a Como; la cui famiglia è sepolta in quella città; che ebbe un romantico quanto tragico amore con un pilota comasco della Regia Aeronautica, abbattuto in combattimento sui cieli di Tobruk nel 1941, e al quale l’indimenticabile Giorgio Cavalleri dedicò un libro dal titolo “Alida Valli – Una ragazza di Como”?

Una donna che amò questo angolo della Lombardia, che aveva stregato Hitchcock, Luchino Visconti, Pier Paolo Pasolini e Orson Welles, e che, al governo croato — che nel 2004 voleva dedicarle un premio alla carriera e la cittadinanza onoraria se solo avesse accettato di definirsi “artista croata” — rispose sdegnata: «Sono nata italiana e voglio morire italiana: scrivetelo sulla mia tomba».

Cosa altro possiamo aggiungere? Che forse, purtroppo, non conosceva la politichetta comasca, comense, comacina.

Sergio De Santis, COL. (RIS.) della Guardia di Finanza

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