Politico Quotidiano

Il centrodestra non si accodi alla sinistra contro Vannacci

Bocciare in blocco Futuro Nazionale sarebbe un errore: il malcontento che alimenta il Generale esiste e la maggioranza deve capire come intercettarlo

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Da un paio di giorni non si parla d’altro che del programma elettorale di Futuro Nazionale, un malloppo di decine di pagine pubblicato dal partito di Roberto Vannacci in vista delle prossime elezioni. Il centrodestra lo ha criticato aspramente e senza mezzi termini, trovandosi su molti argomenti più vicino persino alle posizioni del campo largo piuttosto che del Generale.

Eppure, l’errore più grave che la coalizione di governo può commettere sull’affaire Futuro Nazionale sarebbe quello di uniformarsi alla retorica della sinistra e bocciare in blocco tutte le idee del Generale, come se ogni sua affermazione fosse solo un’aberrazione da condannare. Accodarsi ai progressisti sarebbe una resa fatale che l’anno prossimo consegnerebbe le chiavi del paese al campo largo.

Il motivo è abbastanza semplice: Vannacci non è un’invenzione mediatica nata dal nulla. È una bestia politica nata dal risentimento di una parte del Paese verso un esecutivo percepito troppo cauto su alcuni temi. Troppo lento e burocratico nel tradurre in fatti le promesse su sicurezza, immigrazione e ordine pubblico. Quel malcontento esiste indipendentemente dalla qualità delle proposte del Generale. Negarlo o stigmatizzarlo riducendolo a pura ignoranza da rieducare è il primo modo per farlo crescere e per portare altro fieno nella cascina di Futuro Nazionale.

Sia chiaro: il programma e lo stile di Vannacci costituiscono una proposta politica difficilmente ricevibile. Le pagine del programma sono un collage di pastrocchi inapplicabili, anacronistici e, in più punti, ridicolmenti illiberali: un mix di slogan e generalizzazioni che non costituisce una proposta concreta e si scioglierebbe come neve al sole dinnanzi alla complessità dei veri problemi che ogni giorno affronta un esecutivo.

Ma se la coalizione di centrodestra vuole vincere le prossime elezioni non può girarsi dall’altra parte in preda ad un elitismo che invece appartiene ai salotti radical della sinistra; la via più efficace per rispedire nel dimenticatoio le proposte sconclusionate di Vannacci non è lo sdegno rituale, bensì l’esatto contrario: accogliere, dove esistono, alcune istanze reali che quella retorica ha catturato e tradurle in politiche serie, misurabili e compatibili con lo Stato di diritto.

Infatti, chi vuole confini più controllati, regole più chiare sull’integrazione, meno indulgenza verso l’illegalità e più attenzione alle periferie non sta necessariamente chiedendo un ritorno all’Ottocento, la cancellazione delle libertà civili o il ritorno della retorica autoritaria. Questo la maggioranza Meloni deve capirlo quanto prima.

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Se il centrodestra si limita a indignarsi o a ripetere le stesse formule di condanna usate dai suoi avversari, di certo non convince chi oggi guarda a Vannacci. E in questa frattura tra destra e destra-destra, il campo largo trova terreno fertile, potendo presentarsi come argine civile contro un estremismo che persino la maggioranza di centrodestra ha rifiutato di assorbire.

A Meloni e soci dunque l’arduo compito di non storcere il naso e basta dinnanzi alla proposta di Vannacci e di capire invece quali riflessioni attuare per riconquistare quella porzione di elettori oggi delusi che si sta avvicinando al Generale. Un fisiologico e intellettualmente onesto inventario dopo quattro anni di Governo per ammettere le proprie eventuali lacune e ripartire con grande determinazione verso la prossima corsa elettorale.

Alessandro Bonelli, 27 agosto 2026

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