La Commissione europea ha presentato il Kids Act: niente social network sotto i 13 anni, mini account sotto tutela dei genitori tra i 13 e i 15, con un tetto di un’ora al giorno, account autonomo solo dai 15 anni in poi. Sarà presente, sulle app, la verifica dell’età e un design più sicuro. Fin qui tutto bene, verrebbe da pensare: giustissimo tutelare i più piccoli che altrimenti rischierebbero di essere plagiati dal metaverso social sin dalla tenera età.
Il punto è un altro: questa UE spesso e volentieri ha tentato di utilizzare la protezione dei bimbi come cavallo di Troia per proporre abomini liberticidi, vedasi l’assai discusso Safe Act, una norma che consentirebbe a Bruxelles di scandagliare i messaggi di tutti, WhatsApp compreso, con il nobile scopo di prevenire la pedofilia. Rendendoci sostanzialmente tutti colpevoli fino a prova contraria.
E, anche questa volta, pare esserci un inghippo: in concomitanza con questo annuncio per tutelare i minori, Von der Leyen ha annunciato che arriveranno “tutele anche per gli adulti dalle dipendenze online”. Cosa significa? Metteranno un tetto di ore giornaliere ai social per evitare “la dipendenza”? Censureranno chi è contro il pensiero unico accusandolo di traviare la popolazione europea? Permetteteci di avere qualche brivido…
Von der Leyen lo ha anche detto senza giri di parole: “Decidiamo noi le regole, non le Big Tech”. Tradotto: della vita degli europei non decide un’azienda, ma un Governo sovranazionale. Peggio mi sento. Non sceglierà l’individuo, o la sua famiglia. Sceglierà Ursula. Alla faccia dell’Europa dei popoli e della libertà!
Un esecutivo non eletto direttamente dalla gente detta quando, come, quanto e persino da quale età un cittadino europeo può usare uno strumento ormai centrale nella vita quotidiana. Lo schema è sempre lo stesso, purtroppo: un rischio reale diventa il pretesto per un’architettura di controllo sempre più fine.
E non finisce qui. Qualche ora prima, la stessa Ursula aveva messo sullo stesso piano le minacce all’UE esterne con quelle “interne”. Interferenza russa, disinformazione, deepfake. Ma anche “forze antidemocratiche ed antieuropee, ultranazionaliste che disprezzano i nostri valori e vogliono frantumare la nostra unità”.
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Qui sta il passaggio più inquietante. Se la critica alla Commissione, al Green Deal, alla gestione dei flussi, alla guerra o alle regole sui social può essere letta come forza antieuropea, il confine tra dissenso e minaccia interna diventa totalmente a discrezione di Ursula e affezionati portaborse. E quindi, paradossalmente, chi criticherà la folle agenda elettrica potrà essere considerato un nemico al pari di Mosca?
Il rischio è grosso: chi non si allinea a Bruxelles potrebbe essere agevolmente dipinto come utile idiota di Mosca o, persino peggio, diretto nemico dell’Unione. Se criticare Ursula e la sua Commissione diventa, per definizione, un atto che “frantuma l’unità”, chi decide dove finisce l’opposizione legittima e dove inizia il pericolo da contenere?
Bruxelles, giorno dopo giorno, sembra non voler limitarsi a regolare i mercati o i rapporti fra gli Stati membri. Vuole regolare i tempi di vita, le abitudini, le professioni e persino gli hobby dei cittadini europei. E questo è grave, molto grave.
Alessandro Bonelli, 18 settembre 2026
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