Politico Quotidiano

“Il Foglio ha scritto il falso”. Ma c’è l’audio: sbugiardato Gratteri

Il procuratore capo di Napoli tra polemiche, giornali e giornalisti nel mirino e una campagna referendaria sempre più sopra le righe

gratteri minaccia giornalisti il foglio Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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C’è qualcosa di profondamente rivelatore e anche un po’ grottesco nel clima che precede il referendum sulla giustizia. A ventiquattr’ore dal voto, il fronte del No sembra aver deciso di giocarsi tutto non sul merito, ma sulla polemica, sull’iperbole e, diciamolo senza troppi giri di parole, su una certa disinvoltura con i fatti. Tra i protagonisti di questa campagna c’è il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che negli ultimi giorni si è distinto più per le uscite mediatiche che per argomentazioni giuridiche. Basti pensare agli scontri con Alessandro Sallusti e col Foglio, rei di aver messo in discussione alcune sue affermazioni e, per quanto concerne il giornale diretto da Cerasa, di aver ricordato una carriera segnata anche da inchieste finite nel nulla e assoluzioni.

Restiamo sul Foglio. Cos’ha detto Gratteri? Non esattamente un modello di aplomb istituzionale: “Se volete continuare a diffamare e speculare, non è un problema. Poi dopo il referendum tireremo una rete e faremo i conti“. Parole pesanti, che suonano come una minaccia bella e buona nei confronti della stampa. Salvo poi fare marcia indietro. Gratteri ha infatti liquidato tutto come una montatura, parlando di “ennesima polemica” e negando di aver mai pronunciato quella frase. Peccato che la telefonata fosse registrata. E che Il Foglio abbia pubblicato l’audio, nero su bianco, o meglio: voce su file. “Un procuratore che non risponde di nulla, nemmeno di ciò che dice”, la stoccata del quotidiano.

 

E attenzione, perché non è tutto. Gratteri aveva smentito la ricostruzione del Foglio in un’intervista al Corriere. Nella stessa chiacchierata, aveva stroncato anche la versione di Sallusti. “Lei non la passa liscia”, la minaccia rivolta al direttore di Politico Quotidiano. Falsità secondo il procuratore: “È un bugiardo. L’unica cosa vera è che io non gli ho voluto stringere la mano. Del resto si è inventato tutto”. E ancora: “Non è vero, non gliel’ho detto. Mai usato in vita mia quel termine. Sono calabrese. Della Calabria del sud. Usiamo altre parole. Se l’è inventato”. Siamo proprio sicuri? 

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Non siamo di fronte solo a uno scivolone comunicativo, ma a qualcosa di più profondo: la leggerezza con cui si può dire una cosa, smentirla il giorno dopo e sperare che passi tutto sotto silenzio. Con un’aggravante non da poco: Gratteri ha deciso di mentire pur sapendo che la telefonata al 99% sarebbe stata registrata. Una campagna da dimenticare per il procuratore capo di Napoli: Dall’intervista fasulla attribuita a Giovanni Falcone sulla separazione delle carriere, alla surreale storia di Sal Da Vinci sostenitore del No: una sequenza che racconta più una strategia comunicativa che una serie di incidenti isolati. E poi le balle, il caso emblematico del Foglio. La domanda è legittima: come fa la gente ad avere fiducia? Non parliamo di un signor nessuno. No, parliamo del procuratore capo di Napoli. E veniamo al referendum sulla giustizia: forse, alla fine, il miglior testimonial della riforma è proprio chi la combatte in questo modo.

Massimo Balsamo, 21 marzo 2026

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