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GIUSTIZIA

Il guaio Grosso che svela il bluff del No

Cosa ci dice il caso Val d'Aosta documentato da questo sito

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Immaginate se il presidente del Comitato “Sì referendum”, il professor Nicolò Zanon, fosse stato beccato a perorare la causa di un suo cliente con il presidente del tribunale che sta esaminando la pratica. Il commento più moderato immagino sarebbe stato: “Visto? Quelli che sostengono il Sì vogliono condizionare i giudici”. Ma siccome a intrallazzare con la magistratura per proteggere il proprio cliente con inusuale complicità e confidenza è il presidente del Comitato del No espressione dell’Associazione nazionale magistrati, il professor Enrico Grosso, allora nessuno fiata, il caso viene velocemente archiviato dai media e dalla sinistra come un incidente di percorso di nessuna rilevanza etica e giudiziaria.

Eppure quello di cui stiamo parlando è di una gravità assoluta e ben dimostra che cosa ci sia dietro la maschera moralista dei fautori del No: altro che autonomia e indipendenza della magistratura, l’obiettivo è mantenere il sistema insano, ovviamente clandestino, che governa la giustizia lottizzata.

È accaduto l’altra sera all’Università di Aosta durante un convegno organizzato per discutere dell’imminente referendum. Prima che iniziassero i lavori Enrico Grosso e il presidente del tribunale, Giuseppe Marra, parlottano tra di loro non sapendo che i microfoni della diretta streaming sono già accesi. Grosso è il consulente del governatore della Regione, Renzo Testolin, sulla cui recente elezione pende un ricorso per incompatibilità. Grosso perora, Marra annuisce, rassicura e fornisce dettagli probabilmente utili alla difesa.

La registrazione, poi cancellata, finisce su questo sito e non lascia spazio ad equivoci: il presidente del Comitato del No prova a trattare fuori dalle aule di tribunale con un magistrato, evidentemente amico, titolare della causa. Ora si capisce meglio perché questi non ne vogliono sapere di sorteggi e carriere separate: chissà mai che con la riforma incappi in magistrato che se lo avvicini a un convegno per parlargli di una tua causa quello, invece di ascoltarti e annuire, chiami i carabinieri. 

Alessandro Sallusti, 5 marzo 2026

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