Politico Quotidiano

Il lupo perde il pelo ma non il vizio

Mimmo Lucano vorrebbe Youssef Siher in Parlamento e lo definisce "un arricchimento per l'Italia"

Il lupo perde il pelo ma non il vizio. E Alleanza Verdi e Sinistra, quando si tratta di mettere insieme il peggio del campionario populista e radical-chic, non si smentisce mai. C’è una coerenza geometrica, quasi scientifica, nella collezione di bandiere che la premiata ditta Fratoianni-Bonelli sventola con orgoglio, salvo poi vedersele sfilare tra polemiche, inchieste e imbarazzi vari.

Il quadro era già ricco, per carità. Prima è arrivata la stagione dei martiri giudiziari e delle fughe tattiche a Bruxelles, con Ilaria Salis imbarcata a tempo di record e fatta eleggere pur di metterla al riparo dalle accuse ungheresi. Poi è stato il turno del cortocircuito morale e politico legato al caso di Aboubakar Soumahoro: simbolo dei giusti, paladino degli ultimi, salvo poi scoprire il teatrino familiare e la gestione opaca delle cooperative, che faceva acqua da tutte le parti.

Per non farsi mancare nulla, si è puntato anche su Mimmo Lucano, issato su un piedistallo nonostante le vicende giudiziarie che lo hanno inseguito per anni, tra le contraddizioni del modello Riace.

Mancava giusto un tassello. Mancava il tocco d’autore per completare la galleria degli orrori ideologici della sinistra massimalista. E, a furia di raschiare il fondo del barile, eccolo servito: Youssef Siher, il nuovo simbolo che Mimmo Lucano vorrebbe portare direttamente in Parlamento.

Non è un’interpretazione maliziosa: sono le parole dello stesso eurodeputato di AVS, che in un’intervista al Foglio non usa mezzi termini: «Sarebbe bello se Avs candidasse Youssef Siher. Sarebbe un simbolo. Mi piacerebbe averlo come collega».

E non finisce qui. Lucano si spinge persino a impartire una lezione di garantismo a senso unico, sostenendo che Siher sarebbe vittima di una criminalizzazione politica: «Lo stanno criminalizzando per usarlo come capro espiatorio per i disordini. Ma lui non c’entra nulla».

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Poi arriva la consacrazione politica e personale: «Anzi, Siher è un bravo ragazzo, uno studioso, un politologo. È metà marocchino e metà italiano, è un arricchimento per l’Italia». E, per fugare ogni dubbio sulle sue ambizioni parlamentari, aggiunge: «In Parlamento farebbe sfigurare tanti colleghi di centrodestra».

Insomma, non un semplice attestato di solidarietà, ma una vera e propria investitura. Lucano lancia un appello esplicito ad Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni: portare Siher in Parlamento e trasformarlo in un nuovo simbolo della galassia rosso-verde. La parola d’ordine, ancora una volta, è sempre la stessa: simbolo. Perché, in casa AVS, sembra contare sempre meno ciò che una persona rappresenta concretamente e sempre più la sua capacità di diventare una bandiera ideologica.

E qui il cortocircuito diventa evidente. L’amministratore del canale Telegram «Movimento 17 ottobre», nato dopo le devastazioni di Milano, ha appena lasciato il carcere di San Vittore e Lucano si affretta a difenderlo, liquidando come criminalizzazione quella che considera un’operazione volta a individuare un capro espiatorio.

Naturalmente, ogni valutazione sulla sua eventuale responsabilità spetta alla magistratura. Ma una cosa è il garantismo, altra cosa è trasformare preventivamente una persona in un eroe politico, arrivando persino a ipotizzarne la candidatura in Parlamento. Ma tant’è.

Il nuovo simbolo della campagna elettorale di AVS per le prossime elezioni politiche è pronto: il compagno Youssef Siher.

Salvatore di Bartolo, 30 ottobre 2026

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