Politico Quotidiano

Paradosso Vannacci: può salvare il centrodestra

Mentre molti prevedono la vittoria del Campo Largo, la rottura del centrodestra con Vannacci potrebbe aprire lo spazio politico per una nuova maggioranza di moderati

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Se fossi Lilli Gruber (fortunatamente non lo sono) eviterei di pensare che il Generale possa essere il fattore decisivo che può portare alla destrutturazione della coalizione di centrodestra e alla vittoria del Campo Largo.

Propendo per una lettura parzialmente alternativa. Vannacci è impegnato nella costruzione di un partito che, volendo fare un accostamento molto azzardato, si colloca molto più a destra del vecchio Movimento Sociale di Giorgio Almirante, ospitato senza particolari imbarazzi dalla prima Repubblica.

Il MSI era certamente un partito neo fascista, di cui custodiva simboli e parole d’ordine; in politica estera non amava gli Stati Uniti che (giustamente) riteneva essere il principale responsabile della sconfitta dell’Asse, ma nella cruda realtà della Guerra Fredda rimase sempre dalla parte dell’Occidente e fieramente avversario del comunismo e della Unione Sovietica.

Il Generale che conosce molto bene Mosca (forse troppo bene) si è invece schierato a favore di Putin ed è contrario al sostegno militare assicurato all’Ucraina dall’Unione Europea, che osteggia apertamente in nome di un generico sovranismo, che (anche in questo caso) si sposa perfettamente con gli interessi e gli obiettivi della Russia e del suo spietato dittatore. Trump, che non ama l’Unione Europa e predica il disimpegno degli Stati Uniti, non applaude (quanto meno in pubblico), ma neppure ha motivo di dispiacersi.

Il Generale sta catturando il consenso di molti italiani, combattendo gli eccessi del pensiero woke e promettendo una lotta senza quartiere contro l’immigrazione (islamica in particolare) fino ad invocare una grande operazione di remigrazione. Pochi si preoccupano delle sue posizioni di politica estera, che invece nel contesto attuale sono a mio avviso decisive. Con Vannacci l’Italia abbandona l’Europa ed abbraccia Putin e questo per me e, voglio sperare, per l’intera coalizione di centrodestra è inaccettabile e rende impossibile una futura alleanza elettorale.

E, dunque, “tutto per il meglio”, ragiona la Lilli (e non solo lei): la Meloni è destinata alla sconfitta e a cedere il passo al Campo Largo. Non la penso così: il centrodestra, liberato dalla opzione neofascista e putiniana, potrà aprire un dialogo serio con l’elettorato moderato (oggi rappresentato prevalentemente da Calenda, Picerno e Marattin) che non si riconosce con il Campo Largo, molto somigliante alla “gioiosa macchina da guerra” assemblata nel 1994 dal “generale” Occhetto e che al suo interno ha una forte componente filo russa ed anti occidentale che l’attuale segreteria del Pd blandisce ed accarezza senza alcuna consapevolezza di quanto questa insana convergenza possa rendere impossibile qualsiasi prospettiva di (futuro) governo.

Il Generale, Conte, Bonelli & Fratoianni (per carità di patria non menziono Rifondazione Comunista e i Centri Sociali) hanno sulle questioni che contano le medesime (pessime) idee ad ulteriore conferma che gli estremi(sti) si incontrano. In conclusione, alla facciaccia di Lilli e di chi la pensa allo stesso modo, la discesa in campo del Generale rende possibile la riaggregazione degli elettori moderati, maggioritari nel Paese, ma penalizzati dalle leggi elettorali in vigore in Italia dal 1994.

Chi crede nelle radici cristiane dell’Europa, nei valori della libertà e della giustizia sociale, nel primato del diritto sulla violenza e la prevaricazione (ideologica e religiosa, sia ben chiaro) non può avere nulla a che fare con Vannacci e il Campo Largo.

Marco Baldassari, 15 giugno 2026

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