In una stagione in cui il dibattito pubblico appare sempre più polarizzato, la discussione del disegno di legge per la lotta all’antisemitismo approvato dal Senato in prima lettura lo scorso 4 marzo, offre l’occasione per tornare ad interrogarsi su un punto essenziale delle democrazie liberali: il rapporto tra libertà di espressione e tutela delle minoranze. E, quando si interviene su temi delicati, quali l’antisemitismo, il confronto diventa inevitabile.
Sebbene si tratti ancora di un disegno di legge e che dovrà passare, poi, all’esame della Camera, la questione assume già un significato politico ed istituzionale molto chiaro. La maggioranza, infatti, ha inteso sostenere un testo che vuole riconoscere la definizione operativa di antisemitismo elaborata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), già utilizzata, tra l’altro, in molti Paesi occidentali per individuare e contrastare le forme contemporanee di odio antiebraico. Le moderne democrazie costituzionali, in realtà, operano anche attraverso categorie che consentono di riconoscere fenomeni sociali che, se non adeguatamente individuati, rischiano di restare invisibili nello spazio pubblico. Non si tratta, quindi, di introdurre definizioni meramente simboliche, ma di individuare vere e proprie categorie giuridiche – prima ancora che politiche – senza le quali il contrasto all’odio resterebbe confinato al piano della mera condanna morale e non potrebbe tradursi in politiche pubbliche efficaci.
Alla luce di ciò, va chiarito immediatamente che il disegno di legge approvato dal Senato non prevede né censure né limitazioni della libertà di critica politica, e infatti, lo stesso articolo 1 chiarisce che, comunque, restano ferme, nel rispetto dei principi costituzionali, la libertà di espressione e di critica politica. A tal proposito, va evidenziato che l’obiettivo del legislatore è proprio quello di costruire strumenti di prevenzione, formazione e monitoraggio dell’antisemitismo nelle istituzioni, nelle scuole e nelle università. Al riguardo va subito detto che, da un punto di vista strettamente politico, in relazione a questo disegno di legge, l’opposizione risulta spaccata: infatti, mentre la maggioranza e alcune forze centriste hanno votato a favore in modo compatto, il Partito democratico è fortemente diviso, avendo ritenuto opportuno astenersi o, comunque, di votare contro.
La contraddizione appare particolarmente evidente in quanto la lotta all’antisemitismo, a partire dal Secondo dopoguerra, nel continente europeo, è stato un tema fortemente condiviso dalla politica. In questo caso, tuttavia, si trattava di ribadire un importante principio che è alla base del nostro Stato costituzionale e pluralista, secondo cui le minoranze devono essere protette e, conseguentemente, le forme linguistiche che veicolano odio devono essere riconosciute nella loro reale natura. Il contrasto all’antisemitismo rappresenta, quindi, un dovere intrinseco alle democrazie costituzionali contemporanee le quali trovano nella tutela della dignità della persona una delle condizioni essenziali della propria legittimazione e della propria tenuta ordinamentale.
Alla luce di ciò, l’approvazione del disegno di legge contro l’antisemitismo da parte del Senato non può essere considerata come strumento di propaganda ma come tentativo, del tutto perfettibile, al pari di qualsiasi legge, utile per affermare che lo Stato costituzionale contemporaneo non può e non deve restare indifferente nei confronti della ricomparsa di antichi pregiudizi nei confronti della componente ebraica del corpo sociale. E, proprio per questo motivo, il contrasto all’antisemitismo non può tradursi nel restringimento della libertà di pensiero ma deve rappresentare esclusivamente uno dei molteplici modi per difendere la libertà.
Giovanni Terrano, 8 marzo 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


