Politico Quotidiano

Il quartetto patrimoniale

Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli (e Renzi?) si ritrovano al tavolo per gettare le basi per l'alternativa al centrodestra: solo tasse

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Ieri a Roma, i quattro cavalieri del centrosinistra si sono stretti intorno a un tavolo per il primo summit del campo largo in vista delle elezioni dell’anno prossimo. La foto, pubblicata simultaneamente sui loro profili social, pare richiamare più uno show televisivo o una recensione gastronomica che un incontro politico. Difatti il post in queste ore è largamente diffuso più dai detrattori del campo largo che dai suoi sostenitori.

Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli sorridono composti e sembrano quasi stupiti di trovarsi lì insieme. Manca solo il Kraken Matteo Renzi, che però dagli abissi ha subito commentato con il cinismo lucido che lo contraddistingue: nella foto c’è la “sinistra-sinistra”, ma per vincere serve un accordo più ampio che coinvolga i riformisti e i moderati. Traduzione: “Non ci sono, ma se vogliono vincere ci sarò”.

Tornando alla foto, ciò che traspare è un poker delizioso. Da un lato Elly Schlein, la supposta leader del quartetto che però viene derubricata in seconda fila, di fronte al suo amicone Giuseppe Conte, l’avvocato del popolo che tra una giravolta e l’altra un po’ sogna di vincere le primarie del campo largo grazie al Sud e di rubarle il posto. Poi ci sono i due di Alleanza Verdi e Sinistra: Fratoianni, autore dello scatto, e Bonelli, col suo solito sorriso alla Michael Scott mentre stringe la mano a Ed Truck.

Ideologicamente queste persone sono lontanissime. Fratoianni e Bonelli sognano un mondo di transizione ecologica ed economica radicale, una patrimoniale durissima e un pacifismo sfacciato che più che pacifismo pare rassegnazione di fronte alle canaglie del mondo. Conte, da buon volpone quale è, galleggia nel mezzo, pronto a virare a seconda del vento di giornata: ieri amico di Trump fiero di farsi chiamare “Giuseppi”, oggi super scettico su NATO, Atlantismo e con gli occhi rivolti a oriente più di prima. Schlein è a capo di un partito che sta cadendo a pezzi, che si sta radicalizzando con posizioni sempre più a sinistra e sta abbandonando definitivamente i (pochi) riformisti che erano rimasti.

Eppure eccoli lì, accroccati come coinquilini che in fondo in fondo si odiano ma dividono l’affitto perché altrimenti non saprebbero dove andare. Il nemico comune, dopotutto, è la destra al governo e per fermarla si è disposti a qualsiasi cosa. Anche a fingere che le differenze siano solo sfumature quando invece costituiscono programmi diametralmente divergenti.

Renzi, si diceva all’inizio, è l’assente ingiustificato, ma osserva da fuori e ride sotto i baffi. Lui, il rottamatore che ha già provato tutte le alleanze possibili, sa che questo campo largo è tenuto insieme con lo sputo che la sinistra prova nei confronti di Meloni. E in fondo sa che senza un centro vero, senza una proposta riformista convincente, il rischio è quello di sempre: un’alleanza di protesta che alle urne non otterrà mai la maggioranza sperata.

Intanto i quattro danno appuntamento ai loro seguaci per l’8 e il 15 luglio, due eventi di piazza per lavorare al loro programma e cambiare l’Italia. Pare l’annuncio della Reunion degli Oasis piuttosto che l’inizio di una alternativa credibile alla destra. E chissà se nella foto di gruppo del futuro ci sarà spazio anche per altri. Intanto, buona fortuna, compagni. Ne avrete bisogno.

Alessandro Bonelli, 17 giugno 2026

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