Politico Quotidiano

“Se c’è Renzi….”. Questo è il video che mostra “l’unità” del Campo Largo

Il centrosinistra di Loki, si perde tra veti e sospetti: alleati sulla carta, avversari nella realtà

Chiara Appendino
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Il campo largo continua a manifestare le proprie contraddizioni interne non soltanto sui grandi dossier di natura geopolitica, economica e sociale, ma anche nella definizione dei criteri di ammissibilità all’interno del proprio perimetro politico. Una dinamica che emerge con particolare evidenza nel rapporto con Matteo Renzi, protagonista di una singolare parabola politica.

Nonostante l’ex presidente del Consiglio moltiplichi quotidianamente gli attacchi contro Giorgia Meloni e il centrodestra, la sua collocazione nell’area progressista appare tutt’altro che consolidata. Al contrario, il cosiddetto campo largo sembra trasformarsi sempre più in una strettoia difficilmente accessibile per l’ex premier di Scandicci. Colui che aveva costruito la propria ascesa politica sul leitmotiv della “rottamazione” sembra oggi esserne diventato vittima, in una sorta di nemesi politica che lo costringe ad affidare la propria eventuale riabilitazione agli stessi interpreti di quel modo di fare politica che intendeva superare.

Emblematiche, in questo senso, sono le recenti dichiarazioni di Chiara Appendino, autorevole esponente del Movimento 5 Stelle ed ex sindaca di Torino. Intervenendo in una trasmissione televisiva, Appendino ha definito Renzi una figura inaffidabile, paragonandolo a Loki, il dio dell’inganno della mitologia norrena, incapace — secondo la sua ricostruzione — di sottrarsi alla tentazione del tradimento politico.

Un giudizio netto che riflette una diffidenza tutt’altro che marginale all’interno di una delle principali componenti del campo largo. Per una parte significativa del Movimento 5 Stelle, infatti, Renzi continua a essere associato alla crisi del governo Conte II, episodio che ancora oggi rappresenta una delle principali ragioni della sua difficile accettazione nel fronte progressista. A ciò si aggiunge la convinzione, diffusa in alcuni settori della coalizione, che la presenza dell’ex leader del Partito Democratico finisca per allontanare una quota di elettorato anziché attrarla.

Quando un’esponente di primo piano di uno dei partiti più rilevanti dell’alleanza progressista esprime pubblicamente valutazioni così severe nei confronti di un potenziale alleato, emerge con chiarezza la profondità delle divisioni interne. Non si tratta soltanto di divergenze tattiche o di personalismi, ma di una distanza politica e culturale che continua a rendere complessa la costruzione di una proposta unitaria.

Le parole di Appendino rappresentano dunque qualcosa di più di una semplice polemica personale: sono il sintomo di una coalizione che fatica ancora a definire la propria identità, i propri confini e le proprie regole di convivenza. E se il campo largo non riesce a trovare una sintesi neppure sulla figura di Renzi, nonostante la comune opposizione al governo Meloni, appare legittimo interrogarsi sulla sua capacità di trasformarsi in una proposta di governo coesa e credibile per il Paese.

Se Renzi è Loki, il dio dell’inganno evocato da Chiara Appendino, il campo largo rischia di apparire come un congresso di divinità in perenne sospetto reciproco, dove ogni alleanza è continuamente rimessa in discussione e ogni leadership viene contestata. In un simile contesto, gli italiani potrebbero continuare ad affidarsi agli interpreti di una politica che, pur nelle differenze interne, cerca di tenere insieme forze accomunate da una visione compatibile di governo, anziché a una coalizione segnata da veti incrociati, diffidenze e regolamenti di conti permanenti. In altre parole, meno Loki e più Thor: meno intrighi, meno guerre intestine e più capacità di indicare una direzione politica chiara e riconoscibile. Una condizione che, ad oggi, il centrodestra sembra riuscire a rappresentare meglio dei suoi avversari.

Andrea Amata, 12 giugno 2026

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