Politico Quotidiano

Il retroscena sul governo: Meloni sta già riscrivendo la sua politica

La premier non cambia linea generale, ma ricalibra il potere e la postura internazionale in vista delle prossime elezioni

meloni magistratura Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI

Il referendum è andato, e insieme alla riforma è Giorgia Meloni, anziché ritirarsi in raccoglimento post-bellico, ha imboccato, con solerzia, la via del riassetto. Una riprofilazione condotta con la stessa determinazione tetragona con cui aveva difeso la separazione delle carriere, referendum peraltro sostenuto per doveri di coalizione.

Il quadro è quello di un governo che si mette in sicurezza senza strappi particolari. La sconfitta referendaria viene presentata come occasione mancata, non certo come delegittimazione. Eventuali aggiustamenti di squadra hanno la funzione di ridurre le vulnerabilità e prevenire l’erosione del consenso: logica politica stringente, non certo il rivolgimento di una stagione nuova.

Il cambiamento è icastico e misurabile. In quarantotto ore Meloni ha marcato distanza dalle minacce di Trump all’Iran, ha condannato come “completamente inaccettabile” il fuoco israeliano su un convoglio UNIFIL italiano e, infine, il 14 aprile ha sospeso il rinnovo automatico del memorandum di difesa con Israele: un accordo in vigore dal 2016, che fino a ieri sembrava destinato a proseguire per inerzia. Il ministro Crosetto ha trasmesso la lettera di sospensione al collega israeliano Katz.

Leggi anche: 

Il punto cogente non è la singola mossa: è la geometria complessiva. Meloni non abbandona il perimetro atlantico, non rompe con Washington, non si converte al terzomondismo. Prova a sottrarsi ai costi politici di una fedeltà automatica, in un momento in cui la guerra allargata in Medio Oriente produce effetti diretti su sicurezza, energia e traffici marittimi italiani. Quando il conflitto tocca uomini e interessi italiani in modo diretto, il margine per la retorica dell’allineamento si restringe in modo irrimediabile.

La sintesi è questa: dopo il referendum Meloni non si ritrae, si riallinea, consolidandosi all’interno e attenuando il legame verso gli esegeti della muscolarità in politica estera. Non è una svolta ideologica, ma una riprofilazione di potere, condotta da chi non intende cedere un centimetro di leadership, ma sa che alcune fedeltà automatiche sono zavorre pericolose.

Lo farà capire, a tempo debito, agli alleati, mentre sul piano interno la campagna elettorale 2027 entra nel vivo, senza peraltro aver risolto un aspetto esiziale: con quale legge elettorale il centrodestra affronterà le elezioni prossime venture?

Giulio Galetti, 16 aprile 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni