A parte Matteo Renzi, che si è rifiutato di esprimere solidarietà a Giorgia Meloni per l’attacco ricevuto da Donald Trump, le opposizioni si dicono soddisfatte “per il cambio di linea” della premier sia nei confronti dell’America sia di Israele, Paese con il quale è stato sospeso l’automatismo del rinnovo della collaborazione militare.
Nelle parole di Renzi non c’è nulla di nuovo da segnalare: in fondo l’ex premier è un Trump che non ce l’ha fatta (non a caso gli fu appiccicato il soprannome di “bullo di Rignano”).
Per quanto riguarda gli altri – Schlein in testa – prendiamo atto che, una volta tanto, il senso delle istituzioni ha prevalso sulla propaganda. Ma attenzione a non confondere un cambio di atteggiamento di Giorgia Meloni con un cambio di linea.
Tendo infatti a escludere che improvvisamente l’Italia conservatrice abbia mutato, o stia per farlo, la propria visione sulla collocazione del Paese nel mondo. Tra l’America, finanche l’America trumpiana, e il regime degli ayatollah iraniani non c’è dubbio da che parte stare; tra i terroristi di Hezbollah, che da inizio marzo hanno lanciato oltre settemila missili (oltre ad altrettanti droni) su Israele, e le ragioni di sicurezza di Israele, è ovvio che l’Italia conservatrice sarà sempre con le seconde.
Così come difendere il Papa, qualunque Papa, da chiunque lo attacchi in modo volgare e sgangherato è un dovere che questo governo sente forte, interpretando il sentimento della maggioranza degli italiani, cattolici e non.
Proprio ieri Meloni ha ribadito a Zelensky – ospite a Palazzo Chigi – il nostro pieno e convinto sostegno contro l’aggressione di Putin, indipendentemente dalle giravolte di Trump.
Insomma, nulla lascia intendere una svolta nella nostra politica estera. Se altri svoltano e fanno cose che non ci piacciono, noi tiriamo dritto, ben sapendo che gli uomini passano e i principi restano. Del resto, l’Occidente, in oltre venti secoli di storia, ha visto e superato ben di peggio.
Alessandro Sallusti, 15 aprile 2026
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Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


