Politico Quotidiano

Ilaria Salis perquisita? La verità della Questura

Dalla denuncia social al controllo “di routine” partito da una segnalazione estera: niente decreto Sicurezza, niente blitz, solo un racconto che non regge ai fatti

perquisizione ilaria salis Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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C’è chi davanti a un controllo di polizia vede una procedura normale e chi invece ci legge subito il segno dei tempi bui. Il fascismo, il Duce, il ritornello della sinistra è sempre lo stesso. Stavolta tocca a Ilaria Salis, che all’alba ha affidato ai social una denuncia che non passa sicuramente inosservata: “L’Italia è ormai un regime. Questa mattina la polizia si è presentata all’alba nella mia stanza d’albergo a Roma per un controllo preventivo durato oltre un’ora in vista della manifestazione di oggi. A quanto pare, effetto del Decreto Sicurezza. Rendiamoci conto a che punto”.

Poi, intervistata dal Corriere della Sera, ha ripercorso la presunta dinamica dei fatti: la Salis che si qualifica subito come europarlamentare – lei sa chi sono io? – il controllo degli agenti durato un’ora, i collegamenti con il corteo No Kings in programma oggi a Roma. I protagonisti? I soliti noti: Cgil, Askatasuna, pro Pal, iraniani, anarchici e centri sociali. “Hanno deciso di non compilare alcun verbale. Sono andati via come nulla fosse ma era evidente che erano arrivati perché oggi a Roma c’è il corteo”, la sottolineatura aggiuntiva della 39enne.

Il tono è quello dell’allarme democratico, la sostanza — almeno nel racconto — è quella di uno Stato che si muove in modo preventivo contro chi dissente. Una storia perfetta per indignarsi. Ma il problema, come spesso accade, è che poi arrivano i fatti. E i fatti raccontati dalla Questura di Roma sono decisamente meno suggestivi. Nessun controllo legato alla manifestazione, nessuna iniziativa collegata al Decreto Sicurezza. L’intervento nasce invece da una segnalazione internazionale, partita dalla Germania e inserita nei circuiti di cooperazione tra le polizie europee. In questi casi non c’è discrezionalità: si interviene e basta.

E poi ci sono i dettagli, quelli che fanno la differenza tra racconto e realtà. Non un’ora di controllo, ma una quindicina di minuti. Nessuna perquisizione, nessun accesso alla stanza, solo la richiesta dei documenti. Appena chiarita l’identità, tutto si è chiuso lì. A chiarire definitivamente la vicenda ci pensa il questore Roberto Massucci che mette nero su bianco una versione che smonta pezzo per pezzo la narrazione iniziale: “La predetta attività origina, quale atto dovuto, da una segnalazione proveniente da un paese europeo, che non consente margine di discrezionalità negli adempimenti richiesti alle autorità italiane. Il personale intervenuto si è limitato a richiedere i documenti a lei e alla persona in sua compagnia. Nel momento in cui il personale si è reso conto che si trattava dell’europarlamentare ogni verifica è stata interrotta senza fare accesso alla stanza d’albergo; pertanto nessuna perquisizione e nessuno atto è stato compiuto. In nessun caso e in nessun modo l’identificazione può essere messa in correlazione con le recenti normative approvate sull’ordine pubblico. L’intervento della volante infatti è avvenuto su richiesta di un paese estero e sulla base di un sistema di collaborazione internazionale tra forze di polizia che è immutato da anni. Si esclude pertanto categoricamente che possa essere stato un controllo preventivo effettuato in relazione alla manifestazione di oggi, bensì di un atto dovuto in base agli obblighi internazionali”.

E allora la domanda resta sospesa: dov’è il regime? Dove sarebbe la prova di un salto autoritario? Perché qui, alla fine, resta solo un controllo dovuto trasformato in caso politico. E il risultato è sempre lo stesso: tanta enfasi all’inizio, e poi, quando emergono i fatti, l’ennesima figuraccia.

Franco Lodige, 28 marzo 2026

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